La piccola storia del premio “Vitulivaria”

L’universo poetico italiano oggi è ricco e variegato e spesso gli addetti ai lavori si chiedono quale sia il destino della Poesia e se sia ancora possibile fare Poesia in un tempo dominato da scienza e tecnologia, assordato da mille frastuoni che invadono l’ambiente e travalicano i confini.Da tempo sognavo di realizzare un concorso di poesia, ma le inevitabili difficoltà connesse a tale evento mi hanno sempre indotta a ritardare il suo concepimento. E’ stato quando ho capito che in fondo la vita ha un suo precario evolversi, scaturito soprattutto dalla consapevolezza della morte dopo la perdita di mio padre, che ho sentito la necessità di procedere con il tentativo di concretizzare il mio sogno: dar vita ad un concorso che avesse come substrato la terra salentina ( tra l’altro adorata da mio padre, cui si intuisce, è dedicato il Premio “Vitulivaria”) e le sue inconfondibili caratteristiche. Sin dal titolo attribuito al Premio “Vitulivaria” si può cogliere l’intenzione di raccontare le peculiarità di una terra, quella salentina, che io definirei sui generis sia per le caratteristiche morfologiche che per quelle antropologiche. Accarezzata dal vento e popolata da ulivi secolari, generosa e nello stesso tempo amara per essere stata a lungo sottoposta ad attacchi di popoli diversi, operosa ma anche impoverita da emigrazioni massive verso un lavoro “garantito e sicuro”, la terra salentina ha vissuto una sua storia, parallelamente alla storia dell’Italia, ma sicuramente non ha perso la propria dignità e onestà, elementi distintivi della gente che vive in questo luogo, inebriata di vita, desiderosa di pace e, nello stesso tempo, inquieta come il vento che spira sui due mari. Terra con una connotazione privilegiata resta il Salento, un territorio di frontiera e di transito, crocevia di Oriente ed Europa, luogo di traffici culturali e commerci ma anche luogo essenzialmente poetico, di silenzio, di luce, di malinconia, di memoria, di “vigne di uve nere” e di “ulivi nel vento”, di torri, di chiese e di ninfee. Un Salento che si racconta con gli occhi, che parla di sé e del suo passato; che non è una città ma una costellazione di piccoli mondi pullulanti di vita e di storia, che dopo secoli di oblio e di silenzio escono dal loro torpore. Il Premio è nato nel 2009 e nelle due edizioni precedenti quella del 2015, si è voluto sottolineare il legame con il territorio inserendo delle sezioni a tema che avessero la funzione di rimarcare le peculiarità di una terra da sempre aperta allo scambio di culture diverse. Nella terza edizione del 2015 ( il Premio ha una cadenza biennale), si è compiuto un ulteriore passo in avanti, inserendo una sezione dedicata alla narrativa e scegliendo una tematica che è al contempo filosofica ed introspettiva: “Il tempo: successione di momenti o dimensione dell’anima?” per la poesia e “Il tempo nella memoria” per la narrativa. Credo profondamente nell’importanza della scrittura per rinsaldare il valore della propria essenza nel confronto con le vicissitudini quotidiane. Ho voluto raccontare brevemente la genesi di questo Premio e le motivazioni anche personali che mi hanno convinta a dare vita a voci che non gridano ma sussurrano nei versi la propria dimensione esistenziale.
Maria Rosaria Teni

ulivi

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