Giuseppe Ungaretti

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni
Giuseppe Ungaretti

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Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto, l’8 febbraio 1888, muore a Milano nella notte fra il 1° e il 2 giugno 1970. Ungaretti fu poeta dalla doppia anima: quella rivoluzionaria e quella classicistica. La prima, legata agli esordi e allʼincontro negli anni ʻ10 con le avanguardie, produsse le raccolte Il porto sepolto (1916) e Lʼallegria di naufragi (1919). Della seconda invece, legata alla crisi delle avanguardie e al successivo ritorno allʼordine dopo il 1920, saranno conseguenza il Sentimento del tempo (1933) e le ultime raccolte: Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952) e Il taccuino del vecchio (1960). Il culto per la parola, la fiducia nel potere della poesia di rivelare la verità e aprire le porte dellʼassoluto rendono possibile nella scrittura di Ungaretti la coesistenza della ricerca di armonia e equilibrio con il quotidiano, e lʼopposta tensione alla fuga, alla trasgressione dei limiti imposti dal tempo.

“Il poeta della memoria, anzi di materia e memoria”. Così Carlo Ossola definisce Ungaretti, pensando al tragitto mai scontato e banale tracciato dalla sua arte. La poesia infatti è “meraviglia di un delirante fermento”; fermento che nasce dallʼincontro tra “lʼaltro rispetto al quotidiano” e dunque la rottura col tempo presente, e la “materia” dellʼoggi, che è appunto la sostanza del tempo presente. Doppia anima che si riflette anche nella prospettiva, nella vasta eco con cui la sua opera raggiunse i più disparati angoli dei continenti. Egli, in quanto inesausto e prezioso traduttore, fu inevitabilmente anche poeta dallʼorizzonte transnazionale: italiano, mediterraneo e poeta dʼOriente insieme. Predrag Matvejevic (sezione audio e video) pone lʼaccento proprio sulla sua opera di traduttore, nonché sul grande affetto che il poeta dimostrò per la Croazia in La Croazia segreta. Infine, come poeta di guerra, Ungaretti seppe farsi cantore di uno spaesamento e di un dolore universali. In tutta la sua opera Ungaretti testimonia di una sfida alla crisi della parola, adoperandosi in una ricerca che per guardare avanti volge lo sguardo indietro nel tempo. La sua poesia cresce “togliendo”, risalendo allʼessenziale attraverso sottrazione e negazione. Egli giunge così a perlustrare gli abissi. Allora, da qui, ecco riemergere dallʼoblio lampi e fulmini del ricordo della parola originaria.
http://treccani.it

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