“Quando la poesia incontra la musica”

Mai come oggi appare appropriato l’accostamento della musica con la poesia.
Ascoltando “Auschwitz”, la ben nota canzone di Francesco Guccini, mi sono resa conto dell’enorme potenza suggestiva ed emotiva che la musica può conferire al verso che piange un dolore reale, vissuto tra le pieghe della storia, testimone di un’umanità devastata da follie razziali e mostruosità ideologiche.
La poesia in sé è musica perché vive del ritmo delle sue strofe e quando la sua melodia verbale incontra quella sonora si raggiunge una nobile fusione che si assimila nello spirito. Oggi, 27 gennaio, ricorre un triste anniversario: è una giornata di raccoglimento e di riflessione, di ripiegamento nella propria sfera intima, laddove pare di essere pervasi dal gelo dei campi di concentramento e dallo strazio di lamenti che lacerano l’aria stordita di dolore. Oggi è il giorno dell’agghiacciante silenzio dignitoso. Oggi è il giorno della memoria, giorno che non deve essere rigettato nel tunnel del dimenticatoio o celebrato per apparire civilmente responsabili e frantumarsi in mille stereotipi di circostanza.
E allora, oggi, la parola deve volare al di sopra delle disarmonie e trasportare melodie di speranza che abbattano muri carichi di solitudine e di orrore; deve mirare a raggiungere vette di infinito respiro, di azzurri mattini in cui il risveglio è sinonimo di vita e non di morte.
Canzone poetica o poesia cantata: uno scambio sublime di emozioni, di impressioni, in pennellate di realtà che racchiudono un mondo di sentimenti che si disvela attraverso un lirismo unico e straordinario, in un equilibrio ideale di melodia e parola.
Questa mia breve considerazione nasce in un giorno che mi coinvolge profondamente, che mi provoca sofferenza e che, tuttavia, cerco di affrontare pensando alle “buone cose”, ai risvolti umani e positivi. Ripenso alle parole di Guccini, che scrive: “…io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello…” o “…io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà…” e continuo a sperare che ci possa essere un mondo possibile, dove la vergogna indelebile di ciò che si è consumato in quel campo di sterminio, come in ogni altro luogo di dolore e sopraffazione, sia soltanto un ricordo utile a non perpetrare altri eccidi e a “far posare” il vento dell’odio.
Maria Rosaria Teni

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