GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Assuntina Marzotta -“Il pianto dell’elicriso”- Menzione d’onore-Finalista


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“Gli Autori di Vitulivaria”

ASSUNTINA MARZOTTA di San Cassiano (LE)
“Il pianto dell’elicriso”
(Il Raggio Verde, 2020)
Menzione d’onore –  Finalista

unnamedDalla presentazione di Vincenzo Abati:“Si premette che la poesia della Marzotta è poesia ermetica, poesia pura, libera, cioè, non solo dalle forme metriche tradizionali, ma anche da ogni finalità celebrativa. Il tema è il senso della solitudine di chi ha perduto la fede nei valori universali, l’impossibilità di un colloquio fiducioso e aperto con gli altri, o, meglio, la coscienza del contrasto tra la realtà quotidiana e l’ideale di una vita diversa, irrealizzabile. È l’os-sessiva ricerca di nuove forme, è lo strazio di chi, perduta l’illusione e la fede, si ripiega su sé stesso e scopre la propria fragilità esistenziale (…un indugio…e tristezza…d’innumerevoli forme e sembianze, /che passando rubano l’anima/ senza dar tregua, come aghi di seta…). Ma lei reagisce a tanta angoscia e sviluppa un crescendo creativo che, da una visione dolente dell’esistere, perviene al godimento della quiete, del silenzio; dal ruggito dell’anima ad un rapporto d’amore per il suo ambiente sociale (…ho risalito dirupi /annaspando tra i ruderi dell’anima/ e là/ silenzio,/ …o forse diamante tagliente/ che scalfisce… i vetri della mia prigione/ … e tra i voli alti dei gabbiani/ ritrovar la luce). […]  In fondo, nella sintassi poetica della Marzotta, c’è un po’ di tutti noi, c’è un po’ di quel pathos che quotidianamente ci tormenta, anche se a volte quella maledetta  malinconia squarcia il velo delle care illusioni: sollievo dei mortali che sono stanchi di soffrire (ma io starò qui / oltre il confine del tempo…).

Solitudine

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                                    ph Eleonora Mello

Singhiozzando la pioggia

frantuma la terra bagnata,

svaniscono parole che dolci mi dici

in fondo alla mia vita,

e scuotono le vetrate i venti

sulle ore passate a contemplare.

la voce s’infrange sulla trepidante infanzia

e il cuore ascolta il mago delle fiabe

accanto ai focolari accesi.

Si ripetono cadenze di leggende

né l’eco di risate accompagna

il silenzio profondo dei luoghi assoluti

e la mia strada si perde

nascosta ai miei passi.

Ho voglia di piedi scalzi

sul grano secco dell’estate,

di sussurri di sogni lungo i sentieri

e di ritagli di cielo azzurro tra i pini,

dolcemente irreali,

ed ho voglia di piangere.

Annienta l’insidia delle serpi lungo i cammini

e con magiche dita

traduci in incanto

la morsa delle mie paure.

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                               ph    Eleonora mello

Ultima poesia

E quando tutto avrà fine

rivoglio l’abbraccio della mia terra

dove io possa sentire

il noto fischio del vento

tra i rami dei cipressi aviti,

e possa giungermi

l’eco del mare

a cantarmi dolci ninnenanne

quando la tua mano

poserà in ricordo una rosa

e, sull’uscio del mio sacello,

sfiorerà un’immagine svanita.

Commento critico: L’itinerario poetico della poetessa si evolve attraverso una maturazione consapevole che conduce al raggiungimento di una “vis poetica” ricca di emozioni e suggestioni,  nel significativo uso di uno stile essenziale e, insieme, pregnante e  coinvolgente.

Assuntina Marzotta

nasce a Nociglia (Lecce) il 12 marzo 1959. Insegnante di Scuola Primaria, ha frequentato la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, città nella quale ha vissuto fino al 2005. Attualmente risiede a San Cassiano di Lecce. Autrice di numerose poesie, vince diversi premi letterari tra i quali: “La Baita” -1983 e 1984 – Livorno; Incontri nazionali di poesia tra regioni, 1985 Marina di Carrara; Il Tarocchino ’86, Livorno; Premio di Poesia “La Torre di Calafuria” 1991, Livorno;Premio Internazionale di poesia “Riccardo Marchi-La Torre di Calafuria” ‘92, Livorno; “Delta Poesia” ’93, Venezia; “Bastremoli” ‘93, La Spezia; Premio Internazionale di poesia  “La Formica Nera” ’94, Padova; “La Baita ’96, Livorno;Premio “P. Gallinari” ’99, Antignano-Livorno;VIII ° Premio Letterario Nazionale “Città di Rosignano Solvay” ‘2000, Rosignano (LI);  Premio “P. Gallinari” 2001, Antignano-Livorno; “A.N.P.S.: Golfo dei Poeti” ‘2013, La Spezia; CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA “PREMIO VITRUVIO” -XIV EDIZIONE- ANNO 2019 (VINCITORE ASSOLUTO); pubblicazione della silloge “Il pianto dell’elicriso”, Il Raggio Verde, 2020. Nel giugno 2020 entra a far parte del movimento 100 Thousand Poets for Change Of Italy. Premio Int.le Città di Galatina, 2020 :1^ classificata Poesia edita e menzione d’onore Poesia inedita. Finalista alla XII^ ed. del Premio Int.le “Il Federiciano”- Aletti Ed., 2020. Poeta selezionato dalla Fondazione Mario Luzi Editore per l’inserimento nell’Enciclopedia di Poesia Italiana,2020. Premio della Giuria Libro edito II PREMIO LETTERARIO NAZIONALE DI NARRATIVA, RACCONTI E POESIA “CITTÀ DI GROSSETO- AMORI SUI GENERIS”, ottobre 2020. Poeta selezionato al Premio Int.le “Tra un fiore colto e l’altro donato”, Aletti Editore, 2020. -Targa d’onore alla IX^ ed. Premio Alda Merini-Accademia dei Bronzi, Catanzaro, 2020 e inserimento nel volume “Voci poetiche per Alda”.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

La decisione non è nata, ma è capitata, perchè non mi era mai passato per la mente di pubblicare qualcosa. La pubblicazione è il premio per essere stata la vincitrice assoluta del Premio Vitruvio nel 2019. A quella silloge, “Il pianto dell’elicriso”, ne è seguita una seconda, dopo poco più di un anno, e tutte e due edite da Il Raggio Verde.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

Credo che questa domanda non sia proprio del tutto retorica, perchè ogni poeta ha la propria motivazione per scrivere poesia. Per me la poesia è innanzitutto catarsi, un processo di liberazione delle emozioni, talvolta contrastanti, facendole riaffiorare alla coscienza e prendendone consapevolezza, secondo il concetto espresso da Aristotele nella sua Poetica, quindi uno scavo intimistico.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Sono una docente di Scuola Primaria e insegno nell’Istituto Comprensivo di Poggiardo. Ho studiato Psicologia presso l’Università di Padova. Sono una nonna innamorata del mio nipotino Troy Alexander che, purtroppo, vive in California…Amo il mare, soprattutto quello in tempesta d’inverno, amo il silenzio e la quiete della sera (foscoliana? Sì). Scrivo poesie perchè… perchè ho bisogno, come già detto, di liberare le emozioni. E in quest’ultimo anno, chiusa in casa come tanti, ne ho scritte davvero tante, vista la silloge alla quale ho dato vita. L’occasione in cui ho scritto la prima non la ricordo, ma ricordo di aver cominciato a scrivere già dai tempi della scuola media. Non ho conservato quelle prime produzioni, forse ci credevo poco.

 4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Nella silloge “Il pianto dell’elicriso” il messaggio è quello dell’amore, inteso in tutte le sue accezioni: dall’amore eterno all’amore malato, da quello tradito o deluso a quello non corrisposto, idealizzato e, in particolare, ho voluto evidenziare la forza dell’amore materno. Soprattutto nella parte dedicata a mio figlio (l’allora Tenente Riccardo Micheletto) e alla sua seconda missione in Afghanistan. Quella parte (Afghanistan, missione 2011/2012) è tutto ciò che scrivevo, quasi ogni sera, in quel periodo, sulla Pagina Facebook della Brigata Sassari, impegnata, in quel periodo, in varie zone dell’Afghanistan, nelle zone più “calde” della missione ISAF, al comando della NATO.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

La mia professoressa, Giuliana Coppola, prefatrice della mia seconda silloge, asserisce che le ricordo Montale, ma, purtroppo, devo confessare che Montale non è mai stato oggetto di studio negli anni della scuola superiore. Io sono molto legata ai preromantici e romantici, in particolare al Foscolo e al Leopardi, ma credo di essere molto lontana dal loro stile e dai loro modelli.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

La poesia è forza evocativa di sentimenti, di immagini sonore e musicali, pervade gentilmente l’anima, quasi con delicatezza, portandoci a viaggiare nei luoghi dell’anima e del cuore; dà ad ognuno la facoltà di fare proprie quelle emozioni e, talvolta, di riconoscersi o ritrovarsi tra i versi.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Da sempre la poesia fa parte dell’uomo. I Greci e i Latini hanno fatto in modo che la Poesia diventasse un’importante forma d’arte, tanto da elevare il poeta al livello delle divinità. Nel corso dei secoli la poesia è cresciuta con l’uomo, si è evoluta e si è adattata ai mutamenti della civiltà. Nel ‘900 ha abbandonato la rima e la metrica per dare spazio ai versi liberi, ancora più espressivi e personali. Quindi la poesia non appartiene al passato, ma fa parte di noi. I poeti esistono ancora, raccontano in modo straordinario ed incantevole la loro interiorità, la loro visione del mondo con i suoi pregi e le sue imperfezioni. E anche se si è perso il piacere di leggere e vivere la poesia, i poeti non si sono persi d’animo, ma hanno abbandonato la loro “torre d’avorio” per scendere tra la gente, mettendo a nudo il proprio animo e raccontarlo attraverso la poesia.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Il mio libro dovrebbe essere letto per comprendere il mio legame ai luoghi e ai tempi che non ci sono più, ma che abitano dentro di me. Nella prima parte, infatti, parlo dei ricordi della mia infanzia, delle delusioni, delle aspettative tradite, delle mie radici, della mia terra abbandonata per andare a vivere altrove, di un amore eterno che va “Oltre il tempo”. Nella seconda parte, invece, si avverte tutta la forza dell’amore materno verso un figlio esposto ai pericoli che ben conosciamo nella tragica vicenda dell’Afghanistan. E poi… la sofferenza per la sua scelta e la sua decisione di abbandonare tutto in cui aveva creduto, per cui aveva lottato e andarsene dall’altra parte del mondo. Una scelta guidata dall’amore: un amore nato nella base di Farah per una soldatessa americana. Forse è questa la parte che può restare più impressa dopo la lettura.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

La domanda che nessuno fa mai riguarda lo stato d’animo con il quale mi predispongo a scrivere, quella sensazione iniziale di estraniazione e di isolamento e, a opera terminata, quasi di svuotamento. E, soprattutto, qual era lo stato d’animo che ha dato vita alle poesie non solo più importanti per me, ma anche più apprezzate e premiate nei vari concorsi nazionali e internazionali. Quest’ultimo anno, infatti, è stato ricco di premi e riconoscimenti d’ogni genere. Sono, però, poesie che fanno parte dell’ultima silloge pubblicata a fine luglio 2021. E su di essa non aggiungo altro: mistero anche sul titolo.

 Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Sì, vorrei aggiungere, anche se l’ho già anticipato, in un certo senso, che la mia poesia va letta per comprendere emozioni e sentimenti che provo, ma che possono essere comuni ad altri. E scoprire come la somma di alcuni momenti particolari e fasi della vita abbiano dato vita alla mia silloge. Capire il significato del titolo, cos’è per me “Il pianto dell’elicriso”.

È bello pensare che una “storia” così personale sia giunta anche a persone sconosciute, magari lontane dal mio mondo e dal mio modo di intendere la vita. E vorrei aggiungere che ognuno è libero di leggere quelle poesie nel modo che ritiene più opportuno: quando si torna a casa la sera, quando si è innamorati oppure se si è appena smesso di piangere per una relazione finita o sperata, o mai iniziata. Le si possono leggere al gate, in attesa di imbarcarsi su di un aereo, o un treno diretto chissà dove; magari prima di andare a dormire, nella penombra della casa e con una dolce musica di sottofondo. Un verso alla volta, una poesia alla volta, sottolineando con la matita i versi che più sono piaciuti, guardando o ascoltando la pioggia cadere dietro i vetri di una finestra, gustando i versi a poco a poco, come un bacio dopo un bacio.

Questo articolo è stato pubblicato in GLI AUTORI DI VITULIVARIA il da .

Informazioni su premio letterario vitulivaria - memorial Gerardo Teni

La poesia è in noi.. Una dimostrazione di questo è il Premio “Vitulivaria”, dedicato alla memoria di mio padre Gerardo e al suo amore per la terra natìa. Il Premio “Vitulivaria” è un concorso letterario che lentamente si sta consolidando e sta conquistando un respiro nazionale tale da determinare un sempre maggior numero di partecipanti. Il Premio deve il suo nome agli elementi che caratterizzano il tacco salentino, decisamente sui generis sia per le caratteristiche morfologiche che per quelle antropologiche. Accarezzata dal vento e impreziosita da ulivi secolari, generosa e nello stesso tempo amara per essere stata a lungo sottoposta ad attacchi di popoli diversi, operosa ma anche impoverita da emigrazioni massicce verso un lavoro “garantito e sicuro”, la terra salentina ha vissuto una sua storia, parallelamente alla storia dell’Italia, ma sicuramente non ha perso la propria dignità e onestà, elementi distintivi della gente che vive in questo luogo, inebriata di vita, desiderosa di pace e, nello stesso tempo, inquieta come il vento che spira sui due mari. Terra con una connotazione privilegiata resta il Salento, un territorio di frontiera e di transito, crocevia di Oriente ed Europa, luogo di traffici culturali e commerci ma anche luogo essenzialmente poetico, di silenzio, di luce, di malinconia, di memoria, di “vigne di uve nere” e di “ulivi nel vento”, di torri, di chiese e di ninfee. Un Salento che si racconta con gli occhi, che parla di sé e del suo passato; che non è una città ma una costellazione di piccoli mondi pullulanti di vita e di storia, che dopo secoli di oblio e di silenzio escono dal loro torpore. La decisione di intitolare il Premio alla memoria di Gerardo Teni scaturisce da una duplice motivazione: il suo sentirsi "radicato" nel territorio salentino, al pari degli alberi d'ulivo che hanno secolari radici di tradizione ancestrale e la sua passione per la scrittura. Mio padre spesso mi raccontava del suo passato, dell'infanzia vissuta nel periodo della seconda grande guerra e mi ripeteva che gli sarebbe tanto piaciuto che io scrivessi un racconto sulla sua vita, sui mille avvenimenti interni ed esterni ad un'esistenza trascorsa tra momenti di dolore collettivo e individuale. Non ho ancora trasferito in pagine di storia la sua vita e la vita di tanti uomini che hanno vissuto momenti drammatici, ma almeno saprò ricordarlo nelle storie e nei versi di tanti valorosi amici di penna che vorranno portare avanti il premio "Vitulivaria".

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