GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Ornella Gatti-“Se lo sguardo è da un oblò”- Menzione d’onore-Finalista


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“Gli Autori di Vitulivaria”

ORNELLA GATTI di Roma
 “Se lo sguardo è da un oblò”
(Ed. Del Faro, 2020)

Menzione d’onore –  Finalista

ornella gatti

Lampare 

Tra le ombre che si specchiano

in un mare di velluto blu,

laggiù, al limite del mio sguardo,

una lampara procede lenta,

tracciando la rotta

in una scia di spuma bianca.

Il pescatore di vedetta

scruta lontano,

tra stelle danzanti e nastri d’argento,

la virata in picchiata di un gabbiano.

Solo, in un mondo

senza pensieri e senza parole,

nella carezza dolce del vento

lieve un sussurro svela l’incanto.

Ho visto più di quanto pensavo

di poter vedere…

Ho amato più di quanto credevo

di poter amare…porthole-1978608_960_720

Commento critico: l’oblò diventa occasione per avere uno sguardo che ha un respiro universale.  L’oblò è un confine, ma nello stesso tempo, diventa la porta attraverso cui l’anima si apre al mondo. Incanto poetico che si percepisce nei versi ricchi di emozionanti coinvolgimenti.

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Ornella Gatti

autrice di Roma, ama la lettura e, soprattutto, il mare. Vive, infatti, su una barca a vela ormeggiata alla sponda del Tevere, nei pressi della foce e, quandoil tempo è mite, fugge vi ad assaporare il mare aperto Ha preso parte a vari concorsi letterari con poesie e racconti, pubblicando alcuni suoi scritti con diversi editori. Attraverso gli impulsi emotivi, il fascino della natura e le meraviglie del creato, la poetessa scopre la sensibilità dell’anima, il valore dello spirito e lo spessore della bellezza; descrive, quindi, le sue sensazioni in versi la cui pienezza elegiaca ci fa conoscere l’essenza di un’autrice che merita gli onori della cultura contemporanea.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

Ai fini della pubblicazione del suo libro all’interno della rivista culturale “Cultura Oltre” le sarebbe possibile allegare una sorta di presentazione sua, a mo’ di intervista in base a queste domande:

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

L’idea era nella mente da diversi anni. La decisione è giunta nel lockdown conseguenza della pandemia. Il tempo e il silenzio sono stati i fattori che hanno determinato la decisione. Il tempo di rileggere fogli ingialliti gettati in un cassetto. Il silenzio assoluto che all’improvviso ci ha avvolto, ha destato emozioni assopite.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La poesia è un messaggio intimo che svela un’emozione. Svanisce nello stesso istante in cui si appunta sulla carta.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

 Sono un granello di sabbia nell’universo che spesso sosta su uno scoglio a guardare. Alla linea d’orizzonte c’è l’infinito ha donare sensazioni. Coglierne anche piccole briciole generano emozione. Ho iniziato a scrivere nei primi anni di liceo, avevo 12 anni. I miei libri scolastici sono totalmente ricoperti di pensieri.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Più che un messaggio è un invito ad ognuno di noi ad arrivare in fondo, a un proprio personale accesso alla realtà dell’esistenza o alla sua dimensione onirica, in quanto ciascuno ha convinzioni diverse e quindi la visione della vita non può essere ridotta ad uno schema unico e generalizzato.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

Il Neoclassicismo per l’equilibrio e l’armonia dell’antichità, il Romanticismo per l’esaltazione dell’individuo nella sua emotività e fantasia e l’Ermetismo nella sua complessa riflessione interiore. Foscolo, in particolare, per il suo intendimento di vita come passione per grandi ideali quali la verità, giustizia, bellezza, libertà, amore, patria. In contrapposizione, Quasimodo, nel sentimento tragico e desolato della vita del nostro tempo, derivato proprio, dalla percezione del crollo degli ideali romantici e positivistici.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

Per caratteristiche, le poesie tradizionali sono regolari: ogni verso ha lo stesso numero di sillabe, i versi sono raggruppati in strofe e la rima è sempre presente. Le poesie moderne sono irregolari, non obbediscono più alle regole della metrica e quindi sono spesso prive di rima, con numero di sillabe che cambia da verso a verso e le strofe sono spesso discontinue. In entrambe i casi, la poesia si distingue dagli altri linguaggi per la capacità a rivelare l’essenziale che è anche, ma non è solo sintesi; la parola “poetica” è creatrice di civiltà e cultura, non è un qualunque significante che rinvia a un significato, ma proprio quel significante che (per ritmo, melodia, sonorità) riesce a rappresentare e identificare meglio quel significato.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Il nostro mondo è veloce e la nostra vita deve restare al passo, in questa corsa perdiamo il senso profondo di ciò che ci circonda. Il compito del poeta e della poesia è tentare di portare alla luce l’invisibile, illuminare le zone d’ombra delle coscienze, indurre riflessioni. Ricordare che esiste anche qualcos’altro oltre la quotidianità. Il poeta, oggi, attraverso la parola ci rimette in contatto con l’anima, risvegliando emozioni assopite.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

L’acqua è l’elemento sempre presente, è purezza ed infinito. In quello spazio immenso, attraverso un oblò, che concede piccoli scorci ristretti di vita, si scava in se stessi senza distrazioni, mantenendo ferma l’attenzione sulla rotta predeterminata. (L’Oblò/Il Viaggio). Un itinerario di viaggio interiore che entra nella profondità dei grandi temi vitali e sociali (Soldati/In fondo al mare/La Malapianta) rompendo con convinzione verso le formalità, le frasi fatte, la routine della mente e del cuore, indagando in un mondo sotterraneo fatto di verità, realtà alternativa che rompa schemi e sicurezze e metta in discussione il destino. Una riflessione circa la nostra esistenza, il tempo che ci circonda (Frammenti), l’eterno cui tendiamo, chi siamo e che cosa siamo o non siamo destinati a fare. La vita, l’amore, la fede, la gioia, la sofferenza umana, è in definitiva il rapporto tra la vita e la morte. (La sedia a dondolo/ Ultimo sguardo). Un appello a sorreggere la propria anima dal crollo dei contorni.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

Chi è il Misero Uomo descritto nel libro? L’uomo che tradisce se stesso ancor prima degli altri, negando la verità. L’uomo che mistifica e mente, sorretto da arroganza e presunzione non è solo misero, merita il nostro più totale disprezzo. Certamente il mio!

Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento. 

Se lo sguardo è da un oblò, è il mio diario di bordo. Mio il vissuto, le sensazioni, la straordinarietà dell’universo e degli eventi che hanno mosso la mia riflessione. Ho avuto modo di constatare in diverse occasioni, in particolare tra gli studenti, che la comunicazione, scevra da sovrapposizioni etiche, inutili e fuorvianti, colpisce intensamente il loro interesse, permettendogli di riconoscere e identificare se stessi, in alcune mie composizioni. Il dialogo apertosi, sullo spunto dei miei scritti, ha rivelato la loro profondità interiore e  la loro capacità di riflessione. Straordinario  l’illuminarsi  di tanti sentimenti diversi tra loro, che sebbene radicati, spesso sono soffocati da un linguaggio mediatico eccessivamente condizionante.

 

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Questo articolo è stato pubblicato in GLI AUTORI DI VITULIVARIA il da .

Informazioni su premio letterario vitulivaria - memorial Gerardo Teni

La poesia è in noi.. Una dimostrazione di questo è il Premio “Vitulivaria”, dedicato alla memoria di mio padre Gerardo e al suo amore per la terra natìa. Il Premio “Vitulivaria” è un concorso letterario che lentamente si sta consolidando e sta conquistando un respiro nazionale tale da determinare un sempre maggior numero di partecipanti. Il Premio deve il suo nome agli elementi che caratterizzano il tacco salentino, decisamente sui generis sia per le caratteristiche morfologiche che per quelle antropologiche. Accarezzata dal vento e impreziosita da ulivi secolari, generosa e nello stesso tempo amara per essere stata a lungo sottoposta ad attacchi di popoli diversi, operosa ma anche impoverita da emigrazioni massicce verso un lavoro “garantito e sicuro”, la terra salentina ha vissuto una sua storia, parallelamente alla storia dell’Italia, ma sicuramente non ha perso la propria dignità e onestà, elementi distintivi della gente che vive in questo luogo, inebriata di vita, desiderosa di pace e, nello stesso tempo, inquieta come il vento che spira sui due mari. Terra con una connotazione privilegiata resta il Salento, un territorio di frontiera e di transito, crocevia di Oriente ed Europa, luogo di traffici culturali e commerci ma anche luogo essenzialmente poetico, di silenzio, di luce, di malinconia, di memoria, di “vigne di uve nere” e di “ulivi nel vento”, di torri, di chiese e di ninfee. Un Salento che si racconta con gli occhi, che parla di sé e del suo passato; che non è una città ma una costellazione di piccoli mondi pullulanti di vita e di storia, che dopo secoli di oblio e di silenzio escono dal loro torpore. La decisione di intitolare il Premio alla memoria di Gerardo Teni scaturisce da una duplice motivazione: il suo sentirsi "radicato" nel territorio salentino, al pari degli alberi d'ulivo che hanno secolari radici di tradizione ancestrale e la sua passione per la scrittura. Mio padre spesso mi raccontava del suo passato, dell'infanzia vissuta nel periodo della seconda grande guerra e mi ripeteva che gli sarebbe tanto piaciuto che io scrivessi un racconto sulla sua vita, sui mille avvenimenti interni ed esterni ad un'esistenza trascorsa tra momenti di dolore collettivo e individuale. Non ho ancora trasferito in pagine di storia la sua vita e la vita di tanti uomini che hanno vissuto momenti drammatici, ma almeno saprò ricordarlo nelle storie e nei versi di tanti valorosi amici di penna che vorranno portare avanti il premio "Vitulivaria".

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