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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Salvatore La Moglie-“Il Poeta e la pandemia”- Menzione d’onore-Finalista


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                                                                  “Gli Autori di Vitulivaria”

SALVATORE LA MOGLIE di Cosenza
“Il Poeta e la pandemia”

(Macabor, 2020)

Menzione d’onore –  Finalista

il poeta e la pandemiaDall’Introduzione a cura dell’autore: “Uno scrittore, un poeta e, insomma, ogni artista può avere diverse fonti e motivi di ispirazione e di creatività. La realtà, gli eventi e i fatti che un giorno finiranno nei libri di Storia rientrano a pieno titolo tra queste fonti e questi motivi. Non è vero, come diceva Benedetto Croce, che l’arte è qualcosa di talmente autonomo e a se stante, rispetto alla realtà esterna,  per cui l’artista può creare le sue opere anche standosene in una bella torre eburnea; e non è vero, come sosteneva il mio amatissimo Eugenio Montale, che la Storia non è magistra di nulla che ci riguardi. E, invece, la realtà e gli eventi storici o della cronaca che poi diventa Storia ci condizionano eccome, sia a livello fisico che psicologico e possono essere, appunto, fonte e motivo di ispirazione. Tanti sono gli scrittori e gli artisti che, per esempio, hanno tratto la loro ispirazione dalla Prima Guerra Mondiale e poi dalla Seconda, ma anche dall’esperienza del Fascismo, del Nazismo o del Comunismo come da tanti altri fatti storici o comunque sortiti dalla realtà della vita e del mondo, una realtà che, spesso, si manifesta come imprevedibile e surreale, incredibile e paradossale, tanto che finisce sempre per superare la fantasia.[…] Mai avevo scritto tante poesie in così breve lasso di tempo, cioè circa due mesi, quelli della quarantena (o clausura o lock-down) vissuti chiusi in casa, forse perché credo caparbiamente che contro certi eventi ci possono salvare solo la poesia, la letteratura, la cultura come strumenti, appunto, di estrema difesa e resistenza contro gli orrori e le violenze della Storia e della vita. Ho scritto tanto e di getto solo un’altra volta durante la mia attività letteraria e, cioè, quando nell’estate del lontano 1999 scrissi il romanzo Il cocchio alato del tempo. Fu veramente allora che compresi in cosa consiste l’ispirazione: un momento magico e irripetibile in cui possiamo riuscire a creare delle opere di alto livello, dei veri e propri capolavori che resisteranno all’usura del tempo. I testi poetici che presento al lettore sono usciti dalla mia mente e dalla mia anima con tanta sofferenza interiore, non solo per la mia persona ma soprattutto per il pensiero della sofferenza e del dolore del mondo, il dolore degli altri esseri umani e delle tante esistenze travolte e sconvolte dalla terribile pandemia. Si tratta di poesie-pensieri, poesie-riflessioni, di poesieracconto scritte, certo, non per mera consolazione ma soprattutto per resistere al male, al nuovo spettro che si aggira per il mondo, quello ben più pericoloso della pandemia, e per riaffermare, ancora una volta, attraverso la scrittura, che l’uomo è un essere dotato di ragione e di pensiero e che – come diceva Blaise Pascal – pur essendo la più debole delle canne è comunque una canna che pensa e in questo consiste la sua grandezza e la sua dignità. (Salvatore La Moglie)

Immagini gratis di GabbianoOmaggio a Sépulveda

Anche un poeta dal
virus è stato
assassinato.
Un poeta che sognava
un altro mondo,
più giusto, più libero
e più umano.
Come un leone ha
lottato, poi via per
sempre se n’è andato.
Forse è in cielo come
una stella e accanto
a lui c’è la sua amata
gabbianella.

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Oscilla sempre tra timore e speranza

Oscilla sempre tra
timore e speranza
il pendolo della
nostra misera
esistenza, ogni dì
spesa nell’attesa
di una liberazione
che ponga fine a
una domestica
prigione che più
che sul corpo
sull’anima pesa.

Commento critico: l’uso di figure retoriche  rende in modo efficace il senso delle situazioni descritte, evidenziate nella versificazione tesa all’ascolto di emozioni e stati d’animo, scaturiti dall’esperienza realmente vissuta in una realtà travolta dalla sofferenza.

Salvatore La Moglie

è nato a Lauropoli (CS) nel 1958. Laureato in “Lettere” alla “Statale” di Milano, nel 1998 ha pubblicato, per la Pellegrini di Cosenza, il suo primo romanzo, La stanza di Pascal e, nel 2000, per la Rubbettino, Il cocchio alato del tempo. Testi poetici e racconti sono stati pubblicati in alcune antologie. Raccolte di poesie sono state pubblicate da Aletti: Austro 2017- Poeti del nuovo millennio a confronto, Il Paese della Poesia-Tre poeti a confronto e, sempre nel 2017, la raccolta La parola che resiste mentre per la saggistica Profili letterari del Novecento. Altri testi poetici sono stati pubblicati nella Enciclopedia dei poeti italiani contemporanei (Aletti, 2017). Dello stesso anno è pure la pubblicazione di una silloge in Navigare 88, Pagine editrice. Ha collaborato con le riviste “La colpa di scrivere” e “Il Fiacre N.9” e collabora attivamente con il mensile online “La Palestra”. Tra il 2015 e il 2017 ha ottenuto vari riconoscimenti e premi ed è risultato tra i primi classificati per la poesia, il racconto, il romanzo e il saggio. Ricordiamo: 1° Premio Intern. S. Quasimodo” (2015); al Premio Intern. J. Kerouac (2016) ;(2016); al Premio Intern. Corona (2016); e nel 2017 ai seguenti Premi: Premio il Giovane Holden; 8° Concorso “Club della poesia”; Premio Intern. “Terre di Liguria”; Premio “Umile F. Peluso”; Premio Letterario Cittanova, IV edizione; Premio Intern. M. Buonarroti; Premio Intern. “Terre Lontane”; Premio Intern. Antico Borgo.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

È nata da un’esigenza immediata, dalla contingenza più cogente; non dalla vita interiore ma da quella esterna drammaticamente incombente su di essa. Era scoppiata la pandemia da Coronavirus, qualcosa di inedito che ha reso le nostre vite come sospese in un Limbo e, pertanto, per un poeta, per un artista sarebbe stato colpevole non scrivere, non consegnare ai posteri un fotogramma in versi, insomma un documento che fosse capace di cogliere ogni sentimento, ogni emozione, ogni stato d’animo soggettivo, personale ma anche collettivo in presa diretta, giorno dopo giorno. E, infatti, c’erano giorni in cui riuscivo a scrivere anche tre poesie. Inoltre, in quei giorni, più di adesso (due anni dopo), si avvertiva forte l’esigenza di opporre come un argine, una diga alla pervasività della pandemia che regnava in maniera assoluta su tutto il mondo e sembrava (e tuttora sembra!…) dominare le nostre esistenze. Insomma, si avvertiva forte l’urgenza di opporre una forma di resistenza al Covid-19 armata soltanto di parole, di versi da consegnare all’universo, e questa resistenza poteva essere costituita solo dalla parola poetica, dalla Poesia che, come ci ha insegnato il Foscolo, vince di mille secoli il silenzio. Insomma, come direbbe Pasolini, con le sole armi della poesia.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La Poesia è tante cose e ognuno la vive e la sente secondo la propria visione del mondo e a seconda della funzione che le attribuisce. La Poesia è bellezza, è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo che sembrano dominare la realtà e il mondo. È evasione dalla realtà ma stando sempre dentro di essa, perchè il poeta non è un uomo che vive beato tra le nuvole. Ma la Poesia è soprattutto una forma di resistenza contro il male e il dolore della vita e della Storia, contro la cattiveria e la stupidità degli uomini che, invece, di dare amore e fare del bene più spesso fanno il male… Ecco, la Poesia è resistenza, la parola poetica consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra; la Poesia, la parola poetica resiste anche all’usura del Tempo, lo sfida, rimane nei secoli e nei millenni e la sua potenza è tale che Omero, Virgilio e Dante sono dei classici senza tempo, degli eterni contemporanei.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Sin da quando avevo 14-15 anni volevo essere Salvatore La Moglie; sognavo già da allora diconquistarmi il mio pezzo di “eternità” ed è da allora che io ho incominciato a scrivere le mie prime poesie e le mie prime storie, i miei primi racconti e, parallelamente, ho fatto le mie prime importanti letture. Quanto al “perché si scrive” posso dire che per me scrivere, come leggere, è una seconda natura: non farlo mi fa stare male. Scrivere è un’esigenza praticamente fisiologica, ma più dello stesso mangiare: spesso mi capita di saltare la cena per completare la scrittura di una mia opera. Se non potessi leggere e/o scrivere morirei. Del resto, l’ho scritto anche in una mia poesia che: il giorno più / perduto e vano / è quello in cui / la mano non ha / steso neppure un / verso da consegnare / all’universo. Certo, per me la scrittura costituisce non solo qualcosa di consolatorio ma soprattutto un’alternativa e una contestazione continua della realtà e del mondo così come sono adesso (ed entrambi non piacciono). Negli ultimi 25 anni ho scritto tanto e anche pubblicato molto: due romanzi, due racconti lunghi, un saggio letterario su profili di scrittori del Novecento, quattro sillogi poetiche, tanti racconti ancora inediti ma premiati in tutta Italia e, infine, il commento all’Inferno della Commedia di Dante. Ma nel cassetto c’è tanto altro materiale che attende di vedere la luce.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Certamente, il bisogno di comunicare con gli altri è primario: che cosa ne faremmo di un nostro scritto che venisse letto soltanto da noi? Il mestiere dello scrittore è un mestiere particolare: si fa in solitudine, dentro una stanza ma è per gli altri che scriviamo, è agli altri che vogliamo consegnare il nostro messaggio come dentro una bottiglia, sperando che la bottiglia venga aperta da più di uno. Essere autoreferenziale è il peggior difetto che uno scrittore possa avere. Nella mia poesia edita Il poeta è ormai un clandestino, concludo dicendo che sono gli altri l’oggetto del canto di un poeta. È per gli altri che scriviamo e non soltanto per i contemporanei ma soprattutto per i posteri. Il vero scrittore cerca di parlare prima di tutto ai posteri, deve avere come massima aspirazione quella di durare nel tempo, quella cioè di essere un classico che avrà sempre qualcosa da dire e da dare a chi lo legge. Io credo nella forza della parola scritta, della parola letteraria. Si pensi a cosa sono la Bibbia e la Divina Commedia: due progetti di salvezza fondati sulla potenza della parola, della parola capace di persuadere, di essere illuminante, capace di indurre alla conversione e, insomma, di fare da guida durante la nostra vita. Una frase potente è capace di sollevare il mondo! Potenza della parola, potenza del pensiero!

Con la letteratura, con la poesia si può fare anche politica, si può rendere un servizio alla polis, alla cittadinanza. Diceva il grande Alberto Moravia: Impegno controvoglia, perchè l’impegno artistico è l’impegno più politico che possa darsi un artista. Aveva perfettamente ragione. La cultura e la letteratura sono armi formidabili e fanno solo del bene e nessun male: la parola scritta resta nel tempo e la letteratura deve avere il compito di stabilire la verità e fare da tribunale morale, sia per quanto riguarda il caso di un grande personaggio della Storia che per quanto concerne la storia di una qualsiasi semplice persona. La letteratura dev’essere Verità, Giustizia, Bene contro il Male, Libertà, Bellezza contro tutte le brutture e il negativo del mondo e della realtà.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

Sono convinto che ogni scrittore ha dei debiti nei confronti di quelli che lo hanno preceduto.  Ogni scrittore ha i suoi modelli sia per quanto concerne la visione del mondo che per quanto riguarda lo stile, il modo di scrivere. Poi, però, lo scrittore autentico si crea un suo stile, un particolare modo di scrivere che lo contraddistingue e lo rende originale e riconoscibile, identificabile. Per me sono stati e sono fondamentali Dante, Petrarca, Machiavelli, Shakespeare, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pirandello, Svevo, Moravia, Pasolini, Hemingway.  Per es., Hemingway mi ha insegnato soprattutto ad essere incisivo ed essenziale dove occorre esserlo, ad evitare i paroloni e la retorica, lo stile eccessivamente formale, gonfio che poi non ha nulla di concreto da dire e da raccontare. A me piace la poesia e la letteratura di contenuto e non di sole parole che non dicono nulla.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

La poesia, la letteratura sono particolari forme di comunicazione di massa attraverso le quali un autore cerca di comunicare con un pubblico il più vasto possibile. Certamente, la poesia è il genere letterario più penalizzato, quello meno letto, quello con un pubblico ristretto di lettori. Eppure, ci sarebbe tanto bisogno di poesia in un mondo così impoetico e prosaico!… Già Hegel aveva decretato la morte della poesia in un mondo e in una realtà che apparivano sempre più prosaiche, banali, poco propense a concedere spazio al sogno, alla fantasia, all’immaginazione, all’incanto, alla fantasticheria… Ma il poeta non è un “sognatore”, un cantore del solo chiaro di luna e ha dimostrato, negli ultimi due secoli che, nonostante tutto, essa non è morta, che può raccontare la realtà e anche contestarla e che, quindi, il poeta non sta tra le nuvole, non è un sognatore fine a se stesso ma che la sua parola può essere un grido, un urlo contro il Male del mondo, contro le cose che non vanno, contro un mondo alla rovescia che andrebbe rifatto e reinventato. La poesia non dà utili, non dà pane ma è utile e continuerà ad esserlo fino alla fine dei tempi; e il poeta, quello vero, anche senza più la corona di alloro sulla testa, avrà sempre qualcosa da dire e da urlare e, quindi, con i suoi messaggi in bottiglia da lanciare, che potranno sempre essere raccolti e scoperti da coloro che verranno.

Credo che la poesia abbia un suo particolare linguaggio e modalità espressiva che sono ben lungi da quelli che vediamo e leggiamo sui social network. Questo, però, non vuol dire che il poeta non possa o non debba adeguare il suo linguaggio alle novità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa o non fare uso di certi vocaboli o espressioni proprie di quei mezzi. Io stesso mi sono adeguato e ho utilizzato alcune espressioni in voga, ma senza mai sottomettere la parola poetica al facile linguaggio da social: la poesia, la parola poetica deve sempre distinguersi per la sua altezza, per la sua peculiarità e per i suoi elevati messaggi che solo essa può racchiudere in sé e lanciare nel mondo per l’oggi e per il domani. Perché la parola poetica, letteraria deve resistere: sia nel senso di opposizione e di contestazione nei confronti della spiacevole realtà che nel senso della durata: resistere nei secoli, nei millenni.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Oggi più che mai essere un poeta è un atto di fede e di resilienza; ci vuole  tanta umiltà, molto coraggio e molta capacità di resistenza in un mondo globalizzato che sembra fagocitare tutto. Tutto questo, sempre nella consapevolezza che i poeti non scrivono sulla sabbia (come recita una mia poesia che dà il titolo all’ultima mia silloge) ma scrivono per lanciare messaggi che durino per sempre, che sfidano l’usura del tempo. Insomma, il poeta deve continuare a fare, a creare poesia nonostante tutto, non deve demordere e, invece, deve pensare che la parola manterrà sempre la sua forza, la sua capacità di scuotere la Terra e di tenere testa al male che, purtroppo, ancora prevale e domina su quella che Dante chiamava l’aiuola che ci fa tanto feroci.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

In genere, i miei libri si contraddistinguono per gli alti messaggi e i grandi contenuti che racchiudono. Nella fattispecie, una raccolta poetica scritta e pubblicata in piena pandemia merita l’attenzione del lettore, in quanto essa vuol essere un documento, la fotografia di stati d’animo, sensazioni, emozioni, sentimenti, ecc. che l’io narrante poetico, espressione del mondo interiore e della visione dell’autore, ha vissuto e raccontato in presa diretta: una narrazione, una cronaca poetica che immortala un particolare momento che non è solo individuale, soggettivo ma globale, addirittura universale.

Quanto ai punti fondamentali che, a mio avviso, dovrebbero restare maggiormente impressi nella mente e nel cuore del lettore, il principale è quello proprio della forza e della vitalità della parola poetica, letteraria capace di lottare e di combattere tenacemente contro il Male del mondo che, nella fattispecie, si è presentato sotto forma di uno sconosciuto, misterioso e micidiale virus, un esserino di proporzioni minuscolissime ma in grado di annientare milioni di persone e soprattutto in grado di assassinare la nostra capacità di reagire, la nostra volontà di resistere e di opporci, fino a ridurci all’inerzia e alla passività più assoluta. Ma, come diceva Hemingway, un uomo può essere ucciso ma non sconfitto. L’uomo, nelle vesti del poeta, deve mostrare al virus che la sua parola e il suo pensiero, ovvero il (suo) logos è superiore a lui e che, come diceva Pascal, l’uomo è la più debole delle canne ma è una canna che pensa. Questa canna pensante deve dimostrare di essere più forte del virus che ci vorrebbe dare una morte lenta, che vorrebbe annientarci lentamente, giorno dopo giorno, lui ormai sovrano assoluto e nuovo spettro che si aggira per il mondo.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa  che mai nessuno le chiede?

Questa: Se le offrissero tanto denaro in cambio dei suoi ottomila e passa libri e l’archivio di giornali e riviste in suo possesso lei accetterebbe? Risposta: No, preferisco i miei libri e il mio archivio: sono loro la mia ricchezza!

Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Riallacciandomi a quello che ho appena detto, mi piacerebbe far sapere a chi mi farà l’onore di leggere questa intervista che da quando ero un quindicenne e, quindi alle scuole superiori, preferivo comprare un libro o almeno due giornali invece di spendere i pochi soldi per la colazione. Poi ritornavo a casa con una fame terribile… Ai libri e alla letteratura avrei sacrificato anche la mia stessa vita. Il percorso è stato fin qui duro, tutto in salita e con le mie sole forze. Per arrivare ad essere riconosciuto a livello nazionale e nel 2010 inserito nell’albo degli scrittori italiani mi è costato molto lavoro, tanta dedizione e tantissime rinunce. Ma ne è valsa la pena: era quello che ho sempre desiderato nella mia vita e che finalmente si avverava!

Il mio amore per i libri e per la letteratura è stato sempre smisurato e non mi sono mai pentito, anzi. Perchè la cultura è la cosa più importante della vita e un uomo senza cultura è come un morto che cammina. La cultura ci aiuta a comprendere meglio cose, uomini e situazioni. La cultura è come una lente d’ingrandimento, è come una grande e meravigliosa finestra sul mondo. La cultura è il Grande Albero sul quale riusciamo a salire e a guardare il mondo dall’alto solo grazie a tanta passione, dedizione, a tanti sacrifici e rinunce inenarrabili e incredibili. Essa ci consente un superiore punto di vista sul mondo ed è solo grazie a lei che riusciamo meglio a comprenderlo e a dominarlo. La cultura ti apre le porte e un uomo colto è sempre più tenuto in conto di uno ignorante. E il mondo di oggi, la società postmoderna in cui viviamo tende – più d’ogni altra precedente – a relegare chi non è, chi non ha e chi non sa ai margini della vita.

La cultura ci fa sentire leggeri, ci alleggerisce il fardello della vita, ci consente la sospensione del dolore e ci toglie la paura della morte facendoci vivere in una dimensione extratemporale, pur restando in questo mondo, in mezzo a tante vite e a tante storie. La cultura è l’unica cosa che ci consente uno sguardo quasi divino sulle miserie di questo mondo. Ci consente di vivere il tempo fuori dal tempo facendo della nostra esistenza qualcosa di veramente grande e unico nell’universo. Perché l’uomo non è grande quando vive il tempo secondo gli orologi e i calendari, ma quando lo vive nella sua coscienza, nel suo mondo interiore. E ciò si realizza con la cultura, con la letteratura, con l’arte. Non c’è ricchezza più grande della cultura e dovremmo sempre sognare che questa ricchezza un giorno sia di tutti, perchè la cultura è tutto e una vita dedicata alla cultura – anche se brevissima – è, in fondo, più lunga di una di cento anni trascorsa senza aver mai aperto un libro. Un uomo colto, anche senza un soldo, è un uomo ricco, ma un uomo ignorante, anche con i miliardi, è un pezzente.

La letteratura è una forma particolare di conoscenza del mondo, della realtà e di se stessi, una maniera speciale di scavare nelle profondità, negli abissi dell’animo umano per scoprire e rivelare. La letteratura è terapeutica e liberatoria, un rimedio ai mali umani. Essa ci alleggerisce la vita, ci rende meno penoso il male di vivere… e anche quello di morire… La letteratura ci consente scappatoie, ci offre un’alternativa di vita, ci fa viaggiare al di là delle colonne d’Ercole, oltre i confini dell’universo. Siamo nel mondo, eppure essa ci consente di fuggire dal mondo…. La letteratura è vita e sogno, impegno ed evasione, realtà e utopia, incanto e disincanto. La letteratura può essere reazionaria e rivoluzionaria, può essere conservatrice e può cambiare la vita e  il mondo. La letteratura è bellezza, verità, giustizia; è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo; ci consente di uscire dalla banalità quotidiana, dalla prosa bassa e mediocre della vita di ogni giorno e ci fa vivere in una dimensione poetica dentro un mondo orribilmente impoetico. Ci consente quella che si può chiamare la quinta dimensione.

La letteratura è anche una straordinaria forma di resistenza, di argine al male, alla violenza della Storia,  alle offese del mondo e alla cattiveria e stupidità dell’uomo. Ecco: la letteratura è resistenza: la parola scritta, in prosa o in versi, impressa sul foglio bianco, consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra.

Attraverso la letteratura, infine, riusciamo ad allontanarci dal giorno che passa e possiamo salire sulla navicella del nostro ingegno, dove alzeremo le vele per correre migliori acque.

 

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Maria Grazia Pispico -“Viaggiando oltre”- Menzione d’onore-Finalista


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MARIA GRAZIA PISPICO di Nardò (Lecce)
“Viaggiando oltre”

(Ed. Milella, 2019)

Menzione d’onore –  Finalista

pispicoDalla presentazione della stessa autrice: “La poesia, insieme alla pittura e all’equitazione, è una delle mie più grandi passioni. Spiegare in modo semplice e sintetico cosa ha rappresentato e rappresenta ancora per me, e’ molto difficile e riduttivo. All’inizio forse ha avuto un significato catartico, liberatorio. Spesso maturavo dentro di me i versi senza neppure averne coscienza. Bastava poi una piccola occasione esterna (un tramonto, una foglia il vento) affinché essi prendessero forma dando vita ai miei pensieri e alle mie emozioni. Poi dopo mi sono accorta che non era la poesia che liberava le emozioni. Ma le emozioni stesse erano la poesia.
Essa è una parte di me, quella più nascosta, più vulnerabile, che prende forma attraverso le parole, e io, rileggendo i miei versi, è come se mi guardassi in uno specchio. Che non riflette la mia immagine esterna, ma il mio essere realmente nell’intimo. Per anni ho tenuto blindato questo mio mondo interiore, forse per paura di essere giudicata. In un mondo che ci chiede di essere sempre forti, perfetti e vincenti dando la priorità alla forma, mettere a nudo le emozioni mi fa sentire vulnerabile. Poi ho intrapreso un viaggio attraverso il quale mi sono “scoperta”. Senza fatica: le parole erano là da tempo ed aspettavano solo la magia di essere espresse. Ed è successo quando non ho avuto più paura della valutazione altrui. Quando ho capito che ciò che conta nella vita è amare. Partendo da se stessi per estendersi a tutto ciò che facciamo e alle persone che conosciamo.”

Come acqua

Se io fossi acquawater-1761027_960_720
goccia a goccia
ti scaverei a fondo il cuore
cercando di non farti male.

Se io fossi acqua
pazientemente
ti laverei via il dolore:
tu saresti riva
ed io mare.

Se tu fossi acqua
ti berrei d’un sorso
e mi disseterei
con il tuo elisir d’amore.

Se tu fossi acquaraindrops-3629132_960_720
saresti pioggia
che scivola dalle fronde
e io conca materna
che ti accoglie.

Se acqua diventeremo
tu sarai
fiume in piena
ed io oceano infinito.

Il viaggio

Sei pronta per partire?
Si sono pronta per il mio viaggio…mountain-6815304_960_720
Hai preso tutto?
Solo quello che mi serve:
sorrisi per gioire
e lacrime per lavare.
Chiudi la porta.
La porta? No.
La lascio accostata
Chissà un giorno entri la luce
a cancellar le ombre.
Tornerai allora!
No, la mia è un andata senza ritorno.
Dimmi almeno se porterai con te qualcuno.
Si.
L’unica persona che valga la pena
fare il viaggio insieme.
Me

Commento critico: Il tema del viaggio è pretesto di metafora che consente alla poetessa di entrare e uscire dal sé profondo. L’amplesso libera dalle catene delle convenzioni sociali e la voluttà diviene scoperta della vita.  L’ineffabile piacere delle emozioni è quello di riuscire a vedere oltre la patina delle cose  per meravigliarsi ancora una volta.

 Maria Grazia Pispico

nasce a Nardò (Le) il 7 settembre 1967 da genitori agricoltori. Finite le scuole dell’obbligo si iscrive all’Istituto Magistrale Santa Maria degli Angeli di San Donaci frequentando con profitto il corso di studi alternandolo con il lavoro in campagna. Dopo il diploma continua a coltivare le proprie passioni tra cui la pittura. Nel periodo tra il 1985 e il 2000 partecipa a numerose collettive, fra le quali, nel 1991, il Meeting provinciale dell’Amicizia in memoria della pittrice Maria Spedicato. Nel 2001 rispolvera un suo vecchio sogno di avvicinarsi al mondo dell’equitazione e comincia a frequentare diversi centri equestri. Nel 2005, realizza in agro di Guagnano (Le) un’azienda zootecnica e fonda un club che raggruppa tutti gli appassionati di equitazione di campagna e acquista il suo primo cavallo da escursione. Nasce cosi il “Santa Fara Horse Club” come pensione cavalli e attività ricreative per i propri soci.Nel giugno del 2011 consegue il brevetto di accompagnatore equituristico Engea presso il C.I. La Collina degli Stivali a Torino insieme a quello di istruttore pony e istruttore di base Engea sempre presso lo stesso circolo, nel 2017.  Vince con la sua squadra di volteggio il primo torneo di volteggio Puglia anno 2017 a Bari.  La sua passione per i cavalli, l’amore per la natura e le tradizioni, la vedono protagonista in varie circostanze della trasmissione televisiva su TeleRama “Terre del Salento”, nei programmi radiofonici di Studio 2 SPS e in vari articoli dedicati a lei e alle sue attività, su note testate giornalistiche.Nel 2017 e nel 2018 affianca al lavoro con i bambini nel centro equestre la sua passione per la scrittura che per anni aveva abbandonato. Partecipa con grande soddisfazione a vari concorsi nazionali e internazionali piazzandosi sempre nei primi posti con le sue poesie, tanto che nel 2019 decide di pubblicare la sua prima raccolta “Viaggiando oltre” edito dalla casa editrice MiIlella (LE). Tante le recensioni di spessore ricevute dal libro il quale ha ottenuto un riconoscimento dalla giuria del Premio Vitulivaria nel 2021. Ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: San Valentino in versi, Associazione ARCOBALENO -San Vito dei Normanni (Br) 2^classificata 2017. Premio letterario Versi tra due mari San Pancrazio Salentino (Br) Menzione di merito 2017. Sinfonie Poetiche e letterarie Martina Franca (Ta) Menzione di merito 2017.Premio letterario il Pozzo e l’Arancio Oria (Br) 2017 Attestato di Merito Finalista. Premio internazionale Città Viva Ostuni (Br) 2017 1^ classificata. Premio Letterario Int.le “Donna” Fasano (Br) 2018 3^ classificata. Premio Citta’ di Galatina 2018 (LE) 2^classificata .

Incontro con l’autrice a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?
A dire il vero sono stata incoraggiata a scriverla o meglio a riunire in un unico filo conduttore che poi è diventata la silloge, le poesie scritte nell’arco di più di tre anni. Quasi “spinta” da chi leggendo le mie poesie spesso mi chiedeva se ci fosse un libro dove leggere altre ” meraviglie”. Quest’incoraggiamento mi ha aiutato molto, schiva come sono ad esternare le mie emozioni. Per me è stata una sfida. Ho cominciato cosi prima a partecipare ai concorsi di poesia nazionali con grandi riconoscimenti dalle varie giurie, cosa che mi ha convinto ancora di più a pubblicare la mia opera.

 2 – Una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?
La poesia per me è la mia voce interiore che per anni ho soffocato per paura di esternarla e sentirmi vulnerabile, è il magma che muove i miei pensieri sotto la scorza dura della mia realtà quotidiane.Quando l’ascolto io mi sento viva e parte dell’Universo.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?
Sono una comune  Donna di 54 anni. Perché donna con la D maiuscola? Perché  quella D coniuga la figlia, la sorella, la moglie, la femmina, la madre, la nonna, la lavoratrice, l’artista e tutto quello che sono stata e potrò essere ancora. Scrivo per raccontarmi, per raccontare sentimenti ed emozioni comuni a tutte ma spesso non ascoltate o peggio sminuite. Le occasioni possono essere tante, fatti quotidiani o stati d’animo: i versi sono li nascosti pronti a saltare fuori alla prima occasione. Credo di aver scritto per la prima volta in versi all’età di 10 anni: Una poesia dialettale spedita per lettera al mio papà ricoverato in un ospedale lontano per tenerlo su di morale.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?
All’inizio ho scritto per me stessa, la poesia e lo scrivere in genere ha per me una funzione catartica. Scrivo per liberarmi, per dare forma alle emozioni e poi per imparare ad accettarle come parte di me. In seguito mi sono resa conto che spesso con i miei scritti davo voce anche alle emozioni di altre persone, allegerendo anche il loro carico. Il messaggio che voglio far passare attraverso il mio scrivere è che ogni persona è importante, ogni emozione  che ci appartiene è importante e degna di essere raccontata e che ognuno di noi appartiene a se stesso e non può prescindere dall’ambiente in cui vive.

 5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?
Cito in primis Tiziano Terzani per la sua capacità di raccontare gli eventi esterni rendendoci partecipi attraverso un raccomto all’apparenza distaccato di stampo giornalistico delle sue emozioni, coniugando la sensibilità dello scrittore a quella realistica del reporter.E poi nella poesia Alda Merini che ha saputo vedere la bellezza della vita a volte anche drammatica e a raccontarla anche tra la miseria di un manicomio.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?
La poesia è una trivella, scava in profondità sino al nodo da sciogliere, si spoglia di tutti i fronzoli, delle verità apparenti e ammalianti e ti sbatte la realtà sul tavolo senza mezzi termini. La poesia a volte è crudele ma liberatoria, dopo aver scritto e messo nero su bianco quello che ti provoca tensione emotiva, dopo ti senti meglio.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?
Il poeta è qualcuno dotato di una sensibilità esasperata che si scontra spesso con la superficialità e la vanità della realtà odierna. È lo psicologo di se stesso e il veggente per il lettore passando spesso per un egocentrico mosso dalla brama di esprimere giudizi sugli altri. Niente di più sbagliato.

8-  Perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?
Il lettore dovrebbe leggere il mio libro spinto dalla curiosità di conoscermi e scoprire il mondo attraverso i miei occhi. La sorpresa potrebbe essere che spesso quel punto di vista è anche il suo, solo che si ha bisogno ogni tanto di guardare e guardarsi con occhi diversi. L’amore per se stessi e la meravigliosa avventura della vita attaverso il viaggio che ognuno di noi compie nel mondo, questi sono i punti che rimangono impresssi dopo la lettura della mia silloge.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?
La domanda che nessuno mai mi ha fatto: L’è costato molta fatica questo suo lavoro? E quanto l’ha cambiata nei rapporti con gli altri? Magari la risposta potrei darla nell’intervista alla prossima pubblicazione.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Gabriella Paci -“Le parole dell’inquietudine”- Menzione d’onore-Finalista


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GABRIELLA PACI di Arezzo
“Le parole dell’inquietudine”

(Luoghi interiori, 2019)

Menzione d’onore –  Finalista

le parole dell'inquietudineDalla prefazione di NICOLA CALDARONE: “Interiorità, introspezione, analisi di sentimenti mai sopiti, come quelli che rinfocolano l’immagine e la presenza della figura materna, animano questa terza raccolta di versi e poi… l’amore: l’unica vera leva che può spingere ciascuno di noi verso vite che vale la pena di vivere, verso una comunicazione con gli altri pronta a superare diffidenze e ostilità.  «Ora come allora tu sei però / bussola che mi orienta nel mare del dubbio, / ombra di quercia contro il sole che scotta / mano tesa nella salita che sbuccia le ginocchia / neve sciolta dal calore del tuo cuore… / Ora come allora tu sei il muro / su cui com’edera mi abbarbico / dentro il cerchio delle tue braccia» (Ora come allora) . In questa, come nelle altre pubblicazioni, Gabriella Paci non trascura la poesia civile,  che – secondo André Ughetto, il poeta francese vincitore lo scorso anno del premio “Ceppo Internazionale Bigongiari” – «è la sola poesia che si può considerare nobile. L’opera poetica può andare in profondità accordandosi con l’intimo del poeta anche facendosi civile, cioè preoccupandosi dell’altro, poiché tutti noi siamo ormai abituati alle turbolenze della storia: da spettatori e spesso anche da vittime». Secondo questa affermazione, il poeta deve staccarsi dalla contemplazione del proprio “io” per andare incontro con pari contemplazione, a quanto di meglio o di peggio c’è nell’umanità. Un dovere felicemente assolto da Gabriella Paci quando si interroga sul collasso dei grandi valori, sull’eclissi del sacro, sui disastri prodotti dal saccheggio ambientale, sulla quotidiana violenza alle donne… Il poeta deve essere “impegnato” ed è solo così che si riabiliterà agli occhi del pubblico quella che Victor Hugo chiamava “la funzione del poeta”, quella funzione che traspare ne Le parole dell’inquietudine di Gabriella Paci e che riflette l’eco dell’impegno della poetessa statunitense Jorie Graham, candidata al Nobel: «Io scrivo per dire al futuro chi eravamo, in cosa abbiamo sbagliato, quali scelte abbiamo fatto e come la nostra avidità abbia distrutto il pianeta».
NICOLA CALDARONE

wattle-tree-5358904_960_720Le mimose e la neve

Insistenti gocce di pioggia
cadono sull’asfalto
e rimbalzano vive
con il rumore di
un rimorso che scroscia.
Laggiù il morso del gelo
ha imbiancato le cime
dei monti lontani
ma i gialli coriandoli
delle mimose fiorite
più in basso sono
attesa di un raggio di sole
di un perdono bramato
a ricucire la ferita del cuore.

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ph Eleonora Mello

Attesa
Vorrei svegliarmi
in un mattino limpido
quando la pioggia della notte
è prigioniera in pozzanghere
che riflettono l’azzurro del cielo
e le lacrime evaporate
in nubi bianche
destinate a pensieri di pace.
Ma punge sempre una domanda
senza risposta, una pena non risolta:
mi accontenterò allora dei pezzi
di cielo
specchiati nel fango
in attesa
di rubare alla notte un sogno
per colorare i mattini di cenere.

Commento critico: Di elevata liricità, la silloge si avvale di citazioni ed espressioni di grande originalità e presenta un alto contenuto di intensità introspettiva. Talune poesie raggiungono vette di perfezione stilistica, accuratamente sorvegliata nell’utilizzo di figure retoriche.

Gabriella Paci

laureata in Storia e Filosofia presso l’Università degli studi di Firenze, ha sempre vissuto ad Arezzo, dove ha svolto con passione l’insegnamento delle lettere presso un istituto superiore della città. Appassionata di viaggi e di letture, ha da sempre l’inclinazione ad osservare la realtà ed ascoltare la sua voce interiore. Nella certezza che inquietudini, passioni, emozioni e sogni sono propri dell’itinerario esistenziale di ognuno, e dunque universali, ha voluto e vuole condividere  le sue poesie  con gli altri. Ha pubblicato tre libri di poesie “Lo sguardo oltre…” -Aletti, 2015 – “Onde mosse“-Effigi, 2017 – ”Le parole dell’inquietudine “ – Luoghinteriori, 2019. Grazie anche ai numerosissimi e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale ricevuti (“Premio Michelangelo”, Premio “Quasimodo”, “Buongiorno Alda”, “Città di Varallo”, Premio Int.le “Poeta dell’anno “di Milano”, ecc…) trova sempre nuovo stimolo ad esprimersi. Ha pubblicato in riviste letterarie quali “Luogos” del Giglio blu di Firenze,  “Euterpe”e “Buonasera Taranto”. Fa parte dell’associazione “Wiki poesia” e di” Poetas du mundo”.

Incontro con l’autrice a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

La prima volta la decisione è nata dall’intenzione di raccogliere in un “unicum” le poesie che avevo scritto,molte delle quali avevano ottenuto dei riconoscimenti in vari premi letterari: da qui l’idea, appunto, di farne una silloge edita che le ordinasse secondo un criterio e che avesse un titolo che ne fosse in qualche modo sintesi. A questa prima silloge ne sono poi seguite altre tre , per un totale di quattro : l’ultima, in particolare, rappresenta un excursus sul tempo, una specie di istantanee di vita vissuta e di vita presente .

Sfogliando il tempo” (ediz. Helicon 2021) contiene dunque poesie il cui tema è il ricordo di momenti, luoghi ,persone ma anche poesie sul presente caratterizzato dal timore e il dolore che il covid ha diffuso e quelle su fatti attuali ma anche, in qualche modo, “ricorrenti”.Ecco il perché delle sezioni ivi presenti:”Passate stagioni”Tempo fragile”Ricorrenze”.

La volontà di farne una silloge edita è stata la risposta ad un tempo statico,quello del covid appunto, in cui il rifugio nella memoria del passato è apparsa motivazione irrinunciabile per superare il disagio emotivo ed affettivo che esso stava causando.

 2 – Una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La poesia –e la risposta può apparire banale- è per me un momento esistenziale irrinunciabile .Quando provo una emozione forte,specialmente se è dolorosa,avverto il bisogno di farne ”altro” da me: la sua proiezione esterna,attraverso la parola poetica che le dà una dimensione fisica e la colloca nel mondo, è maieutica. Poesia vuol dire far affluire le emozioni, interrogarsi e interrogare il mondo,dando una possibile collocazione ai sentimenti tramite la parola che deve essere a sua volta  origine di suggestione e di immagini oltre l’esplicito.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Chi sono lo si evince da quello che scrivo,quanto meno chi sono interiormente poiché,come ho già detto,scrivo quello che sento,che mi commuove, mi rattrista, mi emoziona, mi rallegra…Scrivo per dare una dimensione e collocare nel vissuto quanto si affaccia nell’anima in modo a volte confuso ma forte, in grado di obbligarmi, direi, a trovare le parole per gestirlo. Per il resto, sono (perché credo lo sarò sempre anche se adesso sono in pensione) un’insegnante che crede fermamente nel valore etico, sociale e culturale dell’istruzione e della letteratura nello specifico.
Scrivevo poesie nel mio diario di liceale ma già prima avevo una forte predisposizione a fare poesia,tanto che la mia docente di italiano della scuola media mi regalò un libretto di metrica, anche se non ho memoria della prima volta in senso stretto. Allora scrivevo della natura e dei primi palpiti amorosi ma il vero inizio della mai attività poetica è recente, poiché è solo dal 2014 che scrivo in modo più o meno continuativo: questo per dare sfogo la dolore provato durante la malattia e poi la perdita di mia madre.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Io scrivo per condividere emozioni e sentimenti e quando questo accade, mi sento maggiormente “inserita” nel mondo perché so che altri sentono quello che io sento e questo allontana in certo qual modo la solitudine esistenziale che si ripresenta ad intervalli. Non ho formule salvifiche ma direi che il messaggio è quello della fratellanza del sentimento e quello della volontà di interrogarsi e ascoltarsi e interrogare e ascoltare la realtà circostante perché non siamo fatti  “a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza “ tanto per citare Dante.

 5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

 Vengo da una formazione classica e la mia laurea in discipline umanistiche mi ha indubbiamente influenzato anche nella sensibilità e portato ad apprezzare i  letterati della nostra tradizione culturale in primis,senza trascurare tuttavia quella europea . Ho amato  e amo poeti quali Petrarca, Leopardi,Montale, Saba Ungaretti, Caproni e qui mi fermo dicendo che quasi tutti i poeti del 900 sono nelle mie corde. Tra quelli più moderni mi piacciono Merini, Szymborska, Zanzotto,Transtomer, Cucchi e altri “colleghi di penna “ che non sono altrettanto celebri pur avendo una  qualità apprezzabile. La ricerca stilistica è forse stata orientata più specificatamente a Montale, autore che ha una sensibilità ed una modalità espressiva che mi è particolarmente vicina..

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

Oggi l’espressione poetica,come qualunque altra forma espressiva, ha rotto le righe e si esprime nei modi più disparati. Tuttavia anche a prescindere dalla rima,oramai retaggio di pochi poeti, la poesia ha bisogno di essere sempre una forma espressiva distinta dalla  prosa per la sua musicalità, ottenuta con le figure di suono: come assonanza, onomatopea, consonanza, paronomasia.

Inoltre la poesia deve suggerire più che dire in modo esplicito: ne è conferma la brevità di un testo poetico rispetto ad uno di prosa. Deve cioè suscitare emozioni come fa un brano musicale senza testo: diventare cioè emozione di chi legge oltre le parole scritte:essere origine e non termine.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Se c’è un genere letterario che esula dai circuiti economici è senz’altro la poesia che per la sua specificità di cui abbiamo parlato prima, non è per tutti. Non per chi ha bisogno di immediatezza di azione, di concretezza in genere:la poesia è indagine intima ed essere poeta vuol dire essere una persona che ha la pazienza e la determinazione di scavare nell’intimo, di fare una analisi psicologica di se stessa e degli altri, interrogandosi, come fa un filosofo,sul senso degli accadimenti, senza darne una spiegazione tecnico-scientifica ma solo spirituale. Significa dunque essere una persona che molti giudicano vanamente critica ed eccessivamente introspettiva. Io però credo nel valore di questa forma espressiva,anche se ,nel tempo, i poeti  sono stati quasi sempre degli individui ritenuti poco socievoli e poco utili alla  società stessa.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Credo di aver già risposto a questa domanda quando ho espresso qual è il messaggio delle mie poesie e quanto sia importante la condivisione:il sentire che un testo diventa tuo perché quello che esprime è quello che tu senti e che consolida in te il senso di appartenenza ad un valore ,ad un modo di interpretare la realtà. I punti fondamentali che restano impressi -e mi riferisco sempre alla poesia- sono appunto la manifestazione di una emozione,una specie di catarsi che rende il lettore parte attiva del testo perché lo fa suo,riconoscendosi in quanto espresso e ,come accade per la musica,ne trae un personale interesse.

 Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

Nessuno mi ha chiesto il ruolo della natura nelle mie poesie. Eppure spesso l’input a scrivere nasce da un fiore, un rumore, un profumo, un tramonto ecc  che sono gli elementi che riportano alla mente persone, fatti, gesti  o che si fanno interpreti di uno stato d’animo per contrasto o per somiglianza. Moltissimi poeti da sempre hanno trovato stimolo ad esprimersi proprio da un elemento della natura: uno tra tutti, il grande Leopardi.

 Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Credo che leggere le mie sillogi sia il modo migliore di conoscermi e valutare le mie affermazioni. I numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti in questi anni possono essere la conferma che le mie poesie possono davvero essere un mezzo per avvicinare persone diverse ,lontane geograficamente ma vicine di sentimento e di pensiero e questa è una vicinanza meravigliosa,che può aiutare a vincere il senso di smarrimento e di solitudine.

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Khalil Gibran:  “La bellezza è l’eternità che si guarda allo specchio e noi siamo l’eternità e lo specchio”


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La sezione B (a tema)  del Premio Vitulivaria quest’anno è riservata alla bellezza, prendendo spunto da una frase di Khalil Gibran“La bellezza è l’eternità che si guarda allo specchio e noi siamo l’eternità e lo specchio” . Tante sono le immagini e le sollecitazioni che scaturiscono da queste parole e appare chiaro che il concetto di  “BELLEZZA” include tutti i possibili significati del termine, come la bellezza di un luogo o un ambiente, la bellezza di un’opera d’arte o della natura, la bellezza fisica di una persona, la bellezza di una cosa, la bellezza interiore di una persona, la bellezza di un oggetto o di un’opera d’arte, o la bellezza immateriale di momenti e sensazioni. 
Sono molteplici i motivi che ispirano a creare una lirica che trae ispirazione dal tema della bellezza e il compito dei poeti è offrire un ventaglio di sfaccettaure che diano respiro a un concetto fondamentale che è alla base della vita.

Buona poesia e un invito a dare ali a versi che saranno i protagonisti di questa  settima edizione del Premio Vitulivaria-memorial Gerardo Teni!

Settima edizione Premio Vitulivaria-memorial Gerardo Teni


La settima edizione del Concorso Vitulivaria ha preso il via e arrivano già le prime opere. Una soddisfazione grande! È sempre una nuova emozione ricevere le opere, sapere che ci sono tante voci che volano da punti disparati  della nostra bellissima penisola e che giungono nella terra salentina, una terra che accoglie e  dona. Il Premio dimostra, di anno in anno, di avere ormai una tradizione: serietà, passione per la scrittura e onestà! Ci sono ancora tante cose da scrivere, ci sono ancora tante cose da dire…

 

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Franco Casadei – “Il bianco delle vele” – Secondo Premio


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FRANCO CASADEI – Cesena
“Il bianco delle vele”
(Raffaelli editore, 2012)

SECONDO PREMIO VITULIVARIA 2021

Inizia da qui la conoscenza di Franco Casadei e della sua silloge poetica “Il bianco delle vele”, con cui, tra l’altro, si è classificato al 2° posto nella sesta edizione del Premio letterario “Vitulivaria-memorial Gerardo Teni”

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Dalla prefazione di Antonia Arslan: “Dai girasoli alle vele, un viaggio nella natura di Dio”:
Ci sono alcuni versi, alcuni momenti della poesia di Franco Casadei, che si imprimono nella mente appena letti, con immagini precise, avvolgenti, reali come un pezzo di pane o un fiore (magari un girasole…). Si rivela in ogni sua frase un amore per il creato che non è solo fraternità verso l’immensa varietà del cosmo, ma anche lucida percezione che – dietro – qualcuno esiste che governa tutto questo: e noi possiamo solo tentare di coglierne qualche immagine riflessa, ma quanto splendente! Poesia non è, infatti, la capacità di fare bellissimi ragionamenti o acute riflessioni, non è l’originalità del pensiero filosofico o la possibilità di dimostrare una profonda cultura; questi sono anzi reali pericoli, purtroppo ahimè sempre incombenti. Poesia è riuscire a dire le cose che ci colpiscono la mente e il cuore attraverso immagini forti, vive, potenti, che sgorgano l’una dall’altra, si connettono misteriosamente fra loro e si compongono secondo ritmi precisi – ma sempre diversi.
E che poi si insinuano nelle parole […]

Fra qualcosa e nienteleaf-3881671__340

Quando a fine stagione la cicala

raschia gli ultimi resti dell’inedia,

c’è sempre una foglia avvinta al ramo

una vita in bilico fra qualcosa e niente

all’ultimo giro di mola,

nel silenzio del commiato,

attraverserai il muro d’ombra

nella speranza segreta

di una voce che sillabi il tuo nome.

 

Corsie d’ospedalebo-leaf-5351180_960_720

   ai miei malati

Al mattino percorro

corsie di dolore, di odori

che la notte ha condensato

nell’attesa lunga

del tempo che non scorre

enigmi d’occhi, mani adagiate

a sera in casa si conversa,

nella memoria l’eco degli sguardi

e un silenzio bianco ferito dai lamenti.

sunflowers-6515860_960_720I girasoli
Solenni e fieri
nel pieno dell’estate
a inizio autunno,
a capo chino
come seni stanchi,
una schiera di soldati
annichiliti e

Commento critico: Poesia incisiva scavata in un tempo eterno. I riferimenti biblici assurgono a simbolo di universalità dell’uomo  nei confronti della Storia. Una poetica che comunica efficacemente le durezze delle tematiche affrontate  e dimostra una costante ricerca ermeneutica del destino dell’essere umano che, attraverso la parola,  può aspirare alla verità esistenziale e raggiungere una serena consapevolezza.

Franco Casadei

medico otorinolaringoiatra, romagnolo di Cesena. Ha pubblicato le raccolte di liriche: “I giorni ruvidi vetri” (Il Ponte Vecchio,2003); “Se non si muore”(Ibiskos Risolo,2008); “Il bianco delle vele” (Raffaelli ed.2012); “La firma segreta” (Itaca,2016); “Donna del mare” (Mediterraneo ed.,2018). 1^ classificato nei premi di poesia: Ungaretti 2005; C. Levi, 2005; Giovane Holden, 2008; Pavese, 2013;  Gozzano, 2013; Città di Caserta, 2018; Città di Pontremoli,2019; Vitruvio,2019; Alda Merini, 2019. Fra i primi classificati nei premi: Neruda,2006; Baudelaire,2008; Foscolo,2009; Turoldo,2011; Prevert, 2011; Manzoni,2011; Kafka,2012; Premio di Filosofia-Sez. Paradossi,2012; Quasimodo,2018; Negri,2019;Pascoli di Barga,2019. Fra gli ideatori de “La Poesia nelle case”, proposta di modalità di divulgazione della poesia nei vari ambiti della città.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Claudia Petracca – “La pelle del serpente” – Primo Premio


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“Gli Autori di Vitulivaria”

CLAUDIA PETRACCA – Lecce
con la silloge poetica “La pelle del serpente”

(L’officina delle Parole, 2016)

PRIMO PREMIO VITULIVARIA 2021

Considero un privilegio presentare Claudia Petracca e la sua opera postuma, “La pelle del serpente”, classificata al 1° posto nella sesta edizione del Premio letterario “Vitulivaria-memorial Gerardo Teni”. Mi piace renderle onore attraverso le parole che le hanno dedicato il marito Carmelo e i figli Stefano, Chiara, Francesco

la pelle del serpenteTi rivediamo in questi tuoi versi,
rivediamo la bellezza del tuo volto
e la dolcezza della tua anima,
rivediamo l’amore che ci hai trasmesso
e l’affetto silenzioso e sincero
che ci hai insegnato.
A te che non finirai mai
di deliziare il nostro spirito
con il flusso armonioso
delle tue parole

incise su carta e per sempre
nella memoria,
linfa per noi che ci siamo
nutriti del tuo amore
e per tutti coloro che ti hanno amata
per come sei tu.

Carmelo e i figli Stefano, Chiara, Francesco

Si legge nelle prime pagine della silloge ciò che Claudia ha scritto rivolgendosi alla Poesia: “La conobbi ch’ero ancora una bambina, ma Lei ancor prima mi conobbe, ch’ero ancora un abbozzo di pensiero. Il mio primo vagito fu un verso strampalato, rauco, sordo, asciutto; una disperata preghiera di liberazione da quell’ignoto, il Nulla che già mi cingeva le tempie. E a quel Nulla, da cui spira la poesia, si ispira la mia poesia. Nel mio vagare, lungo i perimetri esistenziali, anelo all’appiglio vitale, al dolce asilo, a quel corrimano, così ne dà una definizione Wislawa Szymborska, che è l’unica salvezza a cui aggrapparsi, pur non conoscendone l’identità oggettiva. La poesia è riconducibile soltanto all’Io, l’indefinibile essenza, saperla cogliere significa raggiungere il baricentro intimo di noi stessi ma, paradossalmente, anche perdersi in esso per ricongiungersi in armonia con l’Altro. Mi giungono in soccorso gli estranei incanti, di roussoniana memoria, a sancire questo patto vitale e poetico. Essi rappresentano l’anello di congiunzione possibile tra l’io e l’altro, tra la mia società e l’altra società, tra la natura e la cultura, tra il sensibile e il razionale, tra l’umanità e la vita. Rapimenti, ispirazioni che giungono da chissà dove, dall’altra parte di noi, estranei dunque e inesprimibili se non “in canti”, vettori emozionali che toccano e riempiono, con la loro leggera essenza, altre esistenze. È a questo punto della mia vita che avverto la necessità di lasciare un’impronta della mia esperienza poetico-letteraria. Lo faccio con questa silloge, la mia prima raccolta di poesie, in cui è tracciato un percorso lirico, intimamente legato ad un cammino personale, evolutivo, che mi è costato non poca fatica. Mi metto a nudo e lascio cadere alcuni veli dalla mia anima. Mi svelo, dunque, mentre avanzo lungo la strada che mi accoglie e riconosce la mia nuova pelle.”
Claudia Petracca

Nella prefazione, Pompea Vergaro, Direttrice della Casa editrice L’offcina delle parole, ha reso con profondità   la straordinaria personalità di una Poetessa di rara sensibilità e di squisita eleganza: “Claudia, la profonda passione per la meraviglia della parola scritta. Un nuovo scenario si è offerto ai miei occhi trovandomi di fronte a questa pagina. Se alcuni mesi fa sarebbe stato il palcoscenico di una gioiosa presentazione poetica, quel sipario è calato ed è sceso il silenzio. Oggi senza la presenza della poetessa e amica Claudia ogni cosa è cambiata. Qui il sipario si può aprire solo sulla memoria. Claudia Petracca, l’autrice che tanto aveva anelato, tra mille dubbi e desiderio, questa pubblicazione, prematuramente e inaspettatamente non è più tra noi, come mestamente si suol dire. Ho ri-letto le sue poesie non più a cuor leggero prima di redigere alcune brevi riflessioni e mi è parso di incontrare ancora un’altra Claudia. Se nei giorni della progettazione di questo libro avevo sostato sui suoi versi, ora mi sono sentita affondare, sprofondare nelle viscere della sua parola per sentirmi sbalzata fuori con nuove
scoperte: le confidenze tra donne fatte di risate – Claudia amava tenere la gioia in un cantuccio della sua anima senza proporla di sua iniziativa, ma appena gliela offrivi, sorprendentemente, balzava fuori – fatte di malinconie e caffè al bar, come anche le corrispondenze letterarie, se così possono definirsi, quelle sono restate tali. E mi piace parteciparne due, legate a questo libro. Un pomeriggio, come spesso solevamo fare, condividendo un caffè, le racconto di una lunga pelle di serpente che era stata trovata
nella mia campagna nell’entroterra brindisino, in contrada Santa Maria.  E tra alcune considerazioni e sorseggiando il caffè le chiedo se conoscesse quel pensiero di Friedrich Nietzsche: “Il serpente che non può cambiar pelle muore. Lo stesso accade agli spiriti ai quali si impedisce di cambiare opinione: cessano di essere spiriti”. Due giorni dopo, Claudia mi telefona e mi dice che mi ha inviato una poesia per email. Aveva composto con mia grande sorpresa e gioia “La pelle del serpente” che poi è diventato il titolo della silloge, sostituendo quello che precedentemente avevamo scelto. Claudia in un altro nostro incontro con caffè mi parla e mi chiede se conoscevo “Passeggiate Solitarie” di Jean- Jacques Rousseau da cui aveva tratto un pensiero, ora inserito in quarta di copertina di questa pubblicazione. Incuriosita, corro in libreria e lo compro!  Erano questi gli scambi che spesso accadevano tra di noi e che tanto ci entusiasmavano. E ora cosa resta? Restano le preziose “sudate carte di leopardiana memoria” come Claudia soleva spesso dire con quel suo morbido sorriso che celava un po’ di malinconia quando accennava alla sua scrittura. E noi cosa possiamo fare per lei? Semplicemente impegnarci donandole al mondo.

rose-1807227_960_720La pelle del serpente
Dedicherò pochi pensieri a “La pelle del serpente” per non turbare il silenzio, quel prezioso silenzio che esige la poesia, soprattutto in questi giorni. La silloge, i cui versi possiedono vigore poetico, rigore linguistico e una personale cifra stilistica, è suddivisa in 6 sezioni: Terra mia, Amore Amore, Nei deserti, Parole (tracciate), D’Autunno, De il mio vagare. Due poesie aprono e chiudono l’Opera: La pelle del serpente/ …E basta, basta poesia! Sfogliando le pagine incontreremo i cangianti stati d’animo che la poetessa vive quotidianamente in piena consapevolezza: l’amore e la stessa poesia, l’isolamento e il dolore, la disillusione, l’attaccamento alla terra salentina e a Lecce, la sua città natìa, la meraviglia della parola. La poetessa ama scandagliare e ritmare le parole come vorrebbe fare con l’ esistenza, ma la vita, spesso, si sa, è altro. Ella è fuori da tutte le cose delle quali parla, non al di sopra. Per esserlo esige di penetrare in loro. Per questo ha bisogno della Poesia, perché tutto sommato le appartiene, è qui che si sente libera. È qui che risiede la sua speranza di salvezza. È qui che confida di cambiar pelle e accendere quella rossa scintilla”

Mattino field-6574455_960_720

La bellezza d’un mattino che si schiude, illumina la stanza.

Dolce è il suono delle tue parole che fluttua leggero
e si condensa nella tazza del caffè, che sorseggio beatamente.

Un pensiero fragrante scrocchia nella mente,
sbriciolandosi istantaneamente:
è veramente giorno,
o è solo il retrogusto di un sogno
che ostinatamente sopravvive alla notte?

grass-3743023_960_720La pelle del serpente

 Immobile,
il serpente cambia la sua pelle. Nel tremore di incogniti scenari piange di cieco abbandono.

Vulnerabile e indifeso, nell’indicibile ed incomprensibile squarcio di vento tagliente, soffre la sua condizione fissata come un chiodo nel lucore incerto di una giovane alba che stenta ad allentare
gli anelli bruniti dalla notte.

D’un solo passo è lungo il suo travaglio,
inevitabile e indispensabile condanna alla sua sopravvivenza,
si sfila il vecchio sé;
quel guanto logoro, oramai segnato da ruvide stanchezze
è consegnato al tempo.

Si muove ora il serpente, ha reso l’anima,
in quel rigurgito d’esistenza, in quel grumo di terra
che l’ha inghiottita, finito e illimitato, violento come la morte,
ha reso l’anima, per continuare a vivere.

Commento critico: Poesia ricercata dove ogni parola ha in sé la gravità della terra e la levità del cielo.  Il verso scava nel profondo, “nei duri solchi dell’esistenza” per cercare la luce della suggestione e del sentimento. Una continuità nell’esistere e nel resistere, al pari del serpente che, nel momento in cui si libera della vecchia pelle, ne ha già una nuova per continuare a vivere. Claudia rivive nella sua poesia, che rinasce a nuova vita e attinge alla sorgente delle emozioni; è un viaggio che compie nell’intimo dove l’Io si confonde con l’assoluto per svelare se stessa e rivelare il messaggio e il segreto della poesia: l’Amore.

 Claudia Petracca

nata a Lecce, il 13 Giugno 1968, consegue il diploma di Maturità Classica e frequenta la facoltà di Lettere moderne all’Università del Salento. Sue pubblicazioni sono presenti nella raccolta Poetika vol. III (Onirica edizioni) e nella raccolta Poetika vol.V (Onirica edizioni). Nel 2009 pubblica “Pietre” (Ed. Il Filo),romanzo breve al quale sono assegnate note di merito e, nel 2010, le è conferito il “Premio Nazionale Città di Fucecchio (Fi)”. Nel 2013 pubblica “Un volo sulla cenere”, che racconta una storia ambientata fra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Il romanzo è finalista al Premio Nabokov 2014. Nel 2015 partecipa a Libertàpluralefemminile” mostra “Kaleidos” di Carlo Massimo Franchi (nell’ambito di Itinerario Rosa 2015), a cura dell’Associazione Mimose e L’officina delle parole, con il testo “Prospettiva Cvetaeva (Marina libera come una donna)”. Dal 2015 inizia a curare una rubrica quindicinale culturale-letteraria su Corrieresalentino.it, dal titolo “Volta la carta”. Muore prematuramente il 3 gennaio 2016,  stroncata da un brutto male. Nel 2016 viene pubblicato, postumo, il libro, “La pelle del serpente” (L’officina delle parole).