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Una vetrina che si aprirà con la Segnalazione letteraria delle sillogi di poesia, partecipanti al Premio Vitulivaria- memorial Gerardo Teni – 6 edizione – che godranno di uno spazio dedicato con pubblicazione sul sito della scheda del libro (contenente copertina, sinossi, biografia dell’autore e indicazioni per l’acquisto), condivisa sulle pagine Facebook del Premio letterario Vitulivaria e di Cultura Oltre, nonché di una Recensione e un’ Intervista all’autore. Saranno presenti anche le opere di narrativa e di poesia dei vari autori che avranno così l’opportunità di far conoscere le proprie composizioni. Sarà, inoltre, presentata l’Antologia letteraria di Autori vari dal titolo “Nel tempo infinito di un pensiero” (Youcaprint, settembre 2021) curata da Maria Rosaria Teni, ricca di tante voci e di penne di acclarato talento. Inzia così una nuova avventura e ancora altre novità che vi comunicheremo strada facendo…

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Maria Grazia Pispico -“Viaggiando oltre”- Menzione d’onore-Finalista


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MARIA GRAZIA PISPICO di Nardò (Lecce)
“Viaggiando oltre”

(Ed. Milella, 2019)

Menzione d’onore –  Finalista

pispicoDalla presentazione della stessa autrice: “La poesia, insieme alla pittura e all’equitazione, è una delle mie più grandi passioni. Spiegare in modo semplice e sintetico cosa ha rappresentato e rappresenta ancora per me, e’ molto difficile e riduttivo. All’inizio forse ha avuto un significato catartico, liberatorio. Spesso maturavo dentro di me i versi senza neppure averne coscienza. Bastava poi una piccola occasione esterna (un tramonto, una foglia il vento) affinché essi prendessero forma dando vita ai miei pensieri e alle mie emozioni. Poi dopo mi sono accorta che non era la poesia che liberava le emozioni. Ma le emozioni stesse erano la poesia.
Essa è una parte di me, quella più nascosta, più vulnerabile, che prende forma attraverso le parole, e io, rileggendo i miei versi, è come se mi guardassi in uno specchio. Che non riflette la mia immagine esterna, ma il mio essere realmente nell’intimo. Per anni ho tenuto blindato questo mio mondo interiore, forse per paura di essere giudicata. In un mondo che ci chiede di essere sempre forti, perfetti e vincenti dando la priorità alla forma, mettere a nudo le emozioni mi fa sentire vulnerabile. Poi ho intrapreso un viaggio attraverso il quale mi sono “scoperta”. Senza fatica: le parole erano là da tempo ed aspettavano solo la magia di essere espresse. Ed è successo quando non ho avuto più paura della valutazione altrui. Quando ho capito che ciò che conta nella vita è amare. Partendo da se stessi per estendersi a tutto ciò che facciamo e alle persone che conosciamo.”

Come acqua

Se io fossi acquawater-1761027_960_720
goccia a goccia
ti scaverei a fondo il cuore
cercando di non farti male.

Se io fossi acqua
pazientemente
ti laverei via il dolore:
tu saresti riva
ed io mare.

Se tu fossi acqua
ti berrei d’un sorso
e mi disseterei
con il tuo elisir d’amore.

Se tu fossi acquaraindrops-3629132_960_720
saresti pioggia
che scivola dalle fronde
e io conca materna
che ti accoglie.

Se acqua diventeremo
tu sarai
fiume in piena
ed io oceano infinito.

Il viaggio

Sei pronta per partire?
Si sono pronta per il mio viaggio…mountain-6815304_960_720
Hai preso tutto?
Solo quello che mi serve:
sorrisi per gioire
e lacrime per lavare.
Chiudi la porta.
La porta? No.
La lascio accostata
Chissà un giorno entri la luce
a cancellar le ombre.
Tornerai allora!
No, la mia è un andata senza ritorno.
Dimmi almeno se porterai con te qualcuno.
Si.
L’unica persona che valga la pena
fare il viaggio insieme.
Me

Commento critico: Il tema del viaggio è pretesto di metafora che consente alla poetessa di entrare e uscire dal sé profondo. L’amplesso libera dalle catene delle convenzioni sociali e la voluttà diviene scoperta della vita.  L’ineffabile piacere delle emozioni è quello di riuscire a vedere oltre la patina delle cose  per meravigliarsi ancora una volta.

 Maria Grazia Pispico

nasce a Nardò (Le) il 7 settembre 1967 da genitori agricoltori. Finite le scuole dell’obbligo si iscrive all’Istituto Magistrale Santa Maria degli Angeli di San Donaci frequentando con profitto il corso di studi alternandolo con il lavoro in campagna. Dopo il diploma continua a coltivare le proprie passioni tra cui la pittura. Nel periodo tra il 1985 e il 2000 partecipa a numerose collettive, fra le quali, nel 1991, il Meeting provinciale dell’Amicizia in memoria della pittrice Maria Spedicato. Nel 2001 rispolvera un suo vecchio sogno di avvicinarsi al mondo dell’equitazione e comincia a frequentare diversi centri equestri. Nel 2005, realizza in agro di Guagnano (Le) un’azienda zootecnica e fonda un club che raggruppa tutti gli appassionati di equitazione di campagna e acquista il suo primo cavallo da escursione. Nasce cosi il “Santa Fara Horse Club” come pensione cavalli e attività ricreative per i propri soci.Nel giugno del 2011 consegue il brevetto di accompagnatore equituristico Engea presso il C.I. La Collina degli Stivali a Torino insieme a quello di istruttore pony e istruttore di base Engea sempre presso lo stesso circolo, nel 2017.  Vince con la sua squadra di volteggio il primo torneo di volteggio Puglia anno 2017 a Bari.  La sua passione per i cavalli, l’amore per la natura e le tradizioni, la vedono protagonista in varie circostanze della trasmissione televisiva su TeleRama “Terre del Salento”, nei programmi radiofonici di Studio 2 SPS e in vari articoli dedicati a lei e alle sue attività, su note testate giornalistiche.Nel 2017 e nel 2018 affianca al lavoro con i bambini nel centro equestre la sua passione per la scrittura che per anni aveva abbandonato. Partecipa con grande soddisfazione a vari concorsi nazionali e internazionali piazzandosi sempre nei primi posti con le sue poesie, tanto che nel 2019 decide di pubblicare la sua prima raccolta “Viaggiando oltre” edito dalla casa editrice MiIlella (LE). Tante le recensioni di spessore ricevute dal libro il quale ha ottenuto un riconoscimento dalla giuria del Premio Vitulivaria nel 2021. Ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: San Valentino in versi, Associazione ARCOBALENO -San Vito dei Normanni (Br) 2^classificata 2017. Premio letterario Versi tra due mari San Pancrazio Salentino (Br) Menzione di merito 2017. Sinfonie Poetiche e letterarie Martina Franca (Ta) Menzione di merito 2017.Premio letterario il Pozzo e l’Arancio Oria (Br) 2017 Attestato di Merito Finalista. Premio internazionale Città Viva Ostuni (Br) 2017 1^ classificata. Premio Letterario Int.le “Donna” Fasano (Br) 2018 3^ classificata. Premio Citta’ di Galatina 2018 (LE) 2^classificata .

Incontro con l’autrice a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?
A dire il vero sono stata incoraggiata a scriverla o meglio a riunire in un unico filo conduttore che poi è diventata la silloge, le poesie scritte nell’arco di più di tre anni. Quasi “spinta” da chi leggendo le mie poesie spesso mi chiedeva se ci fosse un libro dove leggere altre ” meraviglie”. Quest’incoraggiamento mi ha aiutato molto, schiva come sono ad esternare le mie emozioni. Per me è stata una sfida. Ho cominciato cosi prima a partecipare ai concorsi di poesia nazionali con grandi riconoscimenti dalle varie giurie, cosa che mi ha convinto ancora di più a pubblicare la mia opera.

 2 – Una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?
La poesia per me è la mia voce interiore che per anni ho soffocato per paura di esternarla e sentirmi vulnerabile, è il magma che muove i miei pensieri sotto la scorza dura della mia realtà quotidiane.Quando l’ascolto io mi sento viva e parte dell’Universo.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?
Sono una comune  Donna di 54 anni. Perché donna con la D maiuscola? Perché  quella D coniuga la figlia, la sorella, la moglie, la femmina, la madre, la nonna, la lavoratrice, l’artista e tutto quello che sono stata e potrò essere ancora. Scrivo per raccontarmi, per raccontare sentimenti ed emozioni comuni a tutte ma spesso non ascoltate o peggio sminuite. Le occasioni possono essere tante, fatti quotidiani o stati d’animo: i versi sono li nascosti pronti a saltare fuori alla prima occasione. Credo di aver scritto per la prima volta in versi all’età di 10 anni: Una poesia dialettale spedita per lettera al mio papà ricoverato in un ospedale lontano per tenerlo su di morale.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?
All’inizio ho scritto per me stessa, la poesia e lo scrivere in genere ha per me una funzione catartica. Scrivo per liberarmi, per dare forma alle emozioni e poi per imparare ad accettarle come parte di me. In seguito mi sono resa conto che spesso con i miei scritti davo voce anche alle emozioni di altre persone, allegerendo anche il loro carico. Il messaggio che voglio far passare attraverso il mio scrivere è che ogni persona è importante, ogni emozione  che ci appartiene è importante e degna di essere raccontata e che ognuno di noi appartiene a se stesso e non può prescindere dall’ambiente in cui vive.

 5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?
Cito in primis Tiziano Terzani per la sua capacità di raccontare gli eventi esterni rendendoci partecipi attraverso un raccomto all’apparenza distaccato di stampo giornalistico delle sue emozioni, coniugando la sensibilità dello scrittore a quella realistica del reporter.E poi nella poesia Alda Merini che ha saputo vedere la bellezza della vita a volte anche drammatica e a raccontarla anche tra la miseria di un manicomio.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?
La poesia è una trivella, scava in profondità sino al nodo da sciogliere, si spoglia di tutti i fronzoli, delle verità apparenti e ammalianti e ti sbatte la realtà sul tavolo senza mezzi termini. La poesia a volte è crudele ma liberatoria, dopo aver scritto e messo nero su bianco quello che ti provoca tensione emotiva, dopo ti senti meglio.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?
Il poeta è qualcuno dotato di una sensibilità esasperata che si scontra spesso con la superficialità e la vanità della realtà odierna. È lo psicologo di se stesso e il veggente per il lettore passando spesso per un egocentrico mosso dalla brama di esprimere giudizi sugli altri. Niente di più sbagliato.

8-  Perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?
Il lettore dovrebbe leggere il mio libro spinto dalla curiosità di conoscermi e scoprire il mondo attraverso i miei occhi. La sorpresa potrebbe essere che spesso quel punto di vista è anche il suo, solo che si ha bisogno ogni tanto di guardare e guardarsi con occhi diversi. L’amore per se stessi e la meravigliosa avventura della vita attaverso il viaggio che ognuno di noi compie nel mondo, questi sono i punti che rimangono impresssi dopo la lettura della mia silloge.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?
La domanda che nessuno mai mi ha fatto: L’è costato molta fatica questo suo lavoro? E quanto l’ha cambiata nei rapporti con gli altri? Magari la risposta potrei darla nell’intervista alla prossima pubblicazione.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Gabriella Paci -“Le parole dell’inquietudine”- Menzione d’onore-Finalista


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GABRIELLA PACI di Arezzo
“Le parole dell’inquietudine”

(Luoghi interiori, 2019)

Menzione d’onore –  Finalista

le parole dell'inquietudineDalla prefazione di NICOLA CALDARONE: “Interiorità, introspezione, analisi di sentimenti mai sopiti, come quelli che rinfocolano l’immagine e la presenza della figura materna, animano questa terza raccolta di versi e poi… l’amore: l’unica vera leva che può spingere ciascuno di noi verso vite che vale la pena di vivere, verso una comunicazione con gli altri pronta a superare diffidenze e ostilità.  «Ora come allora tu sei però / bussola che mi orienta nel mare del dubbio, / ombra di quercia contro il sole che scotta / mano tesa nella salita che sbuccia le ginocchia / neve sciolta dal calore del tuo cuore… / Ora come allora tu sei il muro / su cui com’edera mi abbarbico / dentro il cerchio delle tue braccia» (Ora come allora) . In questa, come nelle altre pubblicazioni, Gabriella Paci non trascura la poesia civile,  che – secondo André Ughetto, il poeta francese vincitore lo scorso anno del premio “Ceppo Internazionale Bigongiari” – «è la sola poesia che si può considerare nobile. L’opera poetica può andare in profondità accordandosi con l’intimo del poeta anche facendosi civile, cioè preoccupandosi dell’altro, poiché tutti noi siamo ormai abituati alle turbolenze della storia: da spettatori e spesso anche da vittime». Secondo questa affermazione, il poeta deve staccarsi dalla contemplazione del proprio “io” per andare incontro con pari contemplazione, a quanto di meglio o di peggio c’è nell’umanità. Un dovere felicemente assolto da Gabriella Paci quando si interroga sul collasso dei grandi valori, sull’eclissi del sacro, sui disastri prodotti dal saccheggio ambientale, sulla quotidiana violenza alle donne… Il poeta deve essere “impegnato” ed è solo così che si riabiliterà agli occhi del pubblico quella che Victor Hugo chiamava “la funzione del poeta”, quella funzione che traspare ne Le parole dell’inquietudine di Gabriella Paci e che riflette l’eco dell’impegno della poetessa statunitense Jorie Graham, candidata al Nobel: «Io scrivo per dire al futuro chi eravamo, in cosa abbiamo sbagliato, quali scelte abbiamo fatto e come la nostra avidità abbia distrutto il pianeta».
NICOLA CALDARONE

wattle-tree-5358904_960_720Le mimose e la neve

Insistenti gocce di pioggia
cadono sull’asfalto
e rimbalzano vive
con il rumore di
un rimorso che scroscia.
Laggiù il morso del gelo
ha imbiancato le cime
dei monti lontani
ma i gialli coriandoli
delle mimose fiorite
più in basso sono
attesa di un raggio di sole
di un perdono bramato
a ricucire la ferita del cuore.

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ph Eleonora Mello

Attesa
Vorrei svegliarmi
in un mattino limpido
quando la pioggia della notte
è prigioniera in pozzanghere
che riflettono l’azzurro del cielo
e le lacrime evaporate
in nubi bianche
destinate a pensieri di pace.
Ma punge sempre una domanda
senza risposta, una pena non risolta:
mi accontenterò allora dei pezzi
di cielo
specchiati nel fango
in attesa
di rubare alla notte un sogno
per colorare i mattini di cenere.

Commento critico: Di elevata liricità, la silloge si avvale di citazioni ed espressioni di grande originalità e presenta un alto contenuto di intensità introspettiva. Talune poesie raggiungono vette di perfezione stilistica, accuratamente sorvegliata nell’utilizzo di figure retoriche.

Gabriella Paci

laureata in Storia e Filosofia presso l’Università degli studi di Firenze, ha sempre vissuto ad Arezzo, dove ha svolto con passione l’insegnamento delle lettere presso un istituto superiore della città. Appassionata di viaggi e di letture, ha da sempre l’inclinazione ad osservare la realtà ed ascoltare la sua voce interiore. Nella certezza che inquietudini, passioni, emozioni e sogni sono propri dell’itinerario esistenziale di ognuno, e dunque universali, ha voluto e vuole condividere  le sue poesie  con gli altri. Ha pubblicato tre libri di poesie “Lo sguardo oltre…” -Aletti, 2015 – “Onde mosse“-Effigi, 2017 – ”Le parole dell’inquietudine “ – Luoghinteriori, 2019. Grazie anche ai numerosissimi e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale ricevuti (“Premio Michelangelo”, Premio “Quasimodo”, “Buongiorno Alda”, “Città di Varallo”, Premio Int.le “Poeta dell’anno “di Milano”, ecc…) trova sempre nuovo stimolo ad esprimersi. Ha pubblicato in riviste letterarie quali “Luogos” del Giglio blu di Firenze,  “Euterpe”e “Buonasera Taranto”. Fa parte dell’associazione “Wiki poesia” e di” Poetas du mundo”.

Incontro con l’autrice a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

La prima volta la decisione è nata dall’intenzione di raccogliere in un “unicum” le poesie che avevo scritto,molte delle quali avevano ottenuto dei riconoscimenti in vari premi letterari: da qui l’idea, appunto, di farne una silloge edita che le ordinasse secondo un criterio e che avesse un titolo che ne fosse in qualche modo sintesi. A questa prima silloge ne sono poi seguite altre tre , per un totale di quattro : l’ultima, in particolare, rappresenta un excursus sul tempo, una specie di istantanee di vita vissuta e di vita presente .

Sfogliando il tempo” (ediz. Helicon 2021) contiene dunque poesie il cui tema è il ricordo di momenti, luoghi ,persone ma anche poesie sul presente caratterizzato dal timore e il dolore che il covid ha diffuso e quelle su fatti attuali ma anche, in qualche modo, “ricorrenti”.Ecco il perché delle sezioni ivi presenti:”Passate stagioni”Tempo fragile”Ricorrenze”.

La volontà di farne una silloge edita è stata la risposta ad un tempo statico,quello del covid appunto, in cui il rifugio nella memoria del passato è apparsa motivazione irrinunciabile per superare il disagio emotivo ed affettivo che esso stava causando.

 2 – Una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La poesia –e la risposta può apparire banale- è per me un momento esistenziale irrinunciabile .Quando provo una emozione forte,specialmente se è dolorosa,avverto il bisogno di farne ”altro” da me: la sua proiezione esterna,attraverso la parola poetica che le dà una dimensione fisica e la colloca nel mondo, è maieutica. Poesia vuol dire far affluire le emozioni, interrogarsi e interrogare il mondo,dando una possibile collocazione ai sentimenti tramite la parola che deve essere a sua volta  origine di suggestione e di immagini oltre l’esplicito.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Chi sono lo si evince da quello che scrivo,quanto meno chi sono interiormente poiché,come ho già detto,scrivo quello che sento,che mi commuove, mi rattrista, mi emoziona, mi rallegra…Scrivo per dare una dimensione e collocare nel vissuto quanto si affaccia nell’anima in modo a volte confuso ma forte, in grado di obbligarmi, direi, a trovare le parole per gestirlo. Per il resto, sono (perché credo lo sarò sempre anche se adesso sono in pensione) un’insegnante che crede fermamente nel valore etico, sociale e culturale dell’istruzione e della letteratura nello specifico.
Scrivevo poesie nel mio diario di liceale ma già prima avevo una forte predisposizione a fare poesia,tanto che la mia docente di italiano della scuola media mi regalò un libretto di metrica, anche se non ho memoria della prima volta in senso stretto. Allora scrivevo della natura e dei primi palpiti amorosi ma il vero inizio della mai attività poetica è recente, poiché è solo dal 2014 che scrivo in modo più o meno continuativo: questo per dare sfogo la dolore provato durante la malattia e poi la perdita di mia madre.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Io scrivo per condividere emozioni e sentimenti e quando questo accade, mi sento maggiormente “inserita” nel mondo perché so che altri sentono quello che io sento e questo allontana in certo qual modo la solitudine esistenziale che si ripresenta ad intervalli. Non ho formule salvifiche ma direi che il messaggio è quello della fratellanza del sentimento e quello della volontà di interrogarsi e ascoltarsi e interrogare e ascoltare la realtà circostante perché non siamo fatti  “a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza “ tanto per citare Dante.

 5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

 Vengo da una formazione classica e la mia laurea in discipline umanistiche mi ha indubbiamente influenzato anche nella sensibilità e portato ad apprezzare i  letterati della nostra tradizione culturale in primis,senza trascurare tuttavia quella europea . Ho amato  e amo poeti quali Petrarca, Leopardi,Montale, Saba Ungaretti, Caproni e qui mi fermo dicendo che quasi tutti i poeti del 900 sono nelle mie corde. Tra quelli più moderni mi piacciono Merini, Szymborska, Zanzotto,Transtomer, Cucchi e altri “colleghi di penna “ che non sono altrettanto celebri pur avendo una  qualità apprezzabile. La ricerca stilistica è forse stata orientata più specificatamente a Montale, autore che ha una sensibilità ed una modalità espressiva che mi è particolarmente vicina..

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

Oggi l’espressione poetica,come qualunque altra forma espressiva, ha rotto le righe e si esprime nei modi più disparati. Tuttavia anche a prescindere dalla rima,oramai retaggio di pochi poeti, la poesia ha bisogno di essere sempre una forma espressiva distinta dalla  prosa per la sua musicalità, ottenuta con le figure di suono: come assonanza, onomatopea, consonanza, paronomasia.

Inoltre la poesia deve suggerire più che dire in modo esplicito: ne è conferma la brevità di un testo poetico rispetto ad uno di prosa. Deve cioè suscitare emozioni come fa un brano musicale senza testo: diventare cioè emozione di chi legge oltre le parole scritte:essere origine e non termine.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Se c’è un genere letterario che esula dai circuiti economici è senz’altro la poesia che per la sua specificità di cui abbiamo parlato prima, non è per tutti. Non per chi ha bisogno di immediatezza di azione, di concretezza in genere:la poesia è indagine intima ed essere poeta vuol dire essere una persona che ha la pazienza e la determinazione di scavare nell’intimo, di fare una analisi psicologica di se stessa e degli altri, interrogandosi, come fa un filosofo,sul senso degli accadimenti, senza darne una spiegazione tecnico-scientifica ma solo spirituale. Significa dunque essere una persona che molti giudicano vanamente critica ed eccessivamente introspettiva. Io però credo nel valore di questa forma espressiva,anche se ,nel tempo, i poeti  sono stati quasi sempre degli individui ritenuti poco socievoli e poco utili alla  società stessa.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Credo di aver già risposto a questa domanda quando ho espresso qual è il messaggio delle mie poesie e quanto sia importante la condivisione:il sentire che un testo diventa tuo perché quello che esprime è quello che tu senti e che consolida in te il senso di appartenenza ad un valore ,ad un modo di interpretare la realtà. I punti fondamentali che restano impressi -e mi riferisco sempre alla poesia- sono appunto la manifestazione di una emozione,una specie di catarsi che rende il lettore parte attiva del testo perché lo fa suo,riconoscendosi in quanto espresso e ,come accade per la musica,ne trae un personale interesse.

 Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

Nessuno mi ha chiesto il ruolo della natura nelle mie poesie. Eppure spesso l’input a scrivere nasce da un fiore, un rumore, un profumo, un tramonto ecc  che sono gli elementi che riportano alla mente persone, fatti, gesti  o che si fanno interpreti di uno stato d’animo per contrasto o per somiglianza. Moltissimi poeti da sempre hanno trovato stimolo ad esprimersi proprio da un elemento della natura: uno tra tutti, il grande Leopardi.

 Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Credo che leggere le mie sillogi sia il modo migliore di conoscermi e valutare le mie affermazioni. I numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti in questi anni possono essere la conferma che le mie poesie possono davvero essere un mezzo per avvicinare persone diverse ,lontane geograficamente ma vicine di sentimento e di pensiero e questa è una vicinanza meravigliosa,che può aiutare a vincere il senso di smarrimento e di solitudine.

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GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Assuntina Marzotta -“Il pianto dell’elicriso”- Menzione d’onore-Finalista


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“Gli Autori di Vitulivaria”

ASSUNTINA MARZOTTA di San Cassiano (LE)
“Il pianto dell’elicriso”
(Il Raggio Verde, 2020)
Menzione d’onore –  Finalista

unnamedDalla presentazione di Vincenzo Abati:“Si premette che la poesia della Marzotta è poesia ermetica, poesia pura, libera, cioè, non solo dalle forme metriche tradizionali, ma anche da ogni finalità celebrativa. Il tema è il senso della solitudine di chi ha perduto la fede nei valori universali, l’impossibilità di un colloquio fiducioso e aperto con gli altri, o, meglio, la coscienza del contrasto tra la realtà quotidiana e l’ideale di una vita diversa, irrealizzabile. È l’os-sessiva ricerca di nuove forme, è lo strazio di chi, perduta l’illusione e la fede, si ripiega su sé stesso e scopre la propria fragilità esistenziale (…un indugio…e tristezza…d’innumerevoli forme e sembianze, /che passando rubano l’anima/ senza dar tregua, come aghi di seta…). Ma lei reagisce a tanta angoscia e sviluppa un crescendo creativo che, da una visione dolente dell’esistere, perviene al godimento della quiete, del silenzio; dal ruggito dell’anima ad un rapporto d’amore per il suo ambiente sociale (…ho risalito dirupi /annaspando tra i ruderi dell’anima/ e là/ silenzio,/ …o forse diamante tagliente/ che scalfisce… i vetri della mia prigione/ … e tra i voli alti dei gabbiani/ ritrovar la luce). […]  In fondo, nella sintassi poetica della Marzotta, c’è un po’ di tutti noi, c’è un po’ di quel pathos che quotidianamente ci tormenta, anche se a volte quella maledetta  malinconia squarcia il velo delle care illusioni: sollievo dei mortali che sono stanchi di soffrire (ma io starò qui / oltre il confine del tempo…).

Solitudine

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                                    ph Eleonora Mello

Singhiozzando la pioggia

frantuma la terra bagnata,

svaniscono parole che dolci mi dici

in fondo alla mia vita,

e scuotono le vetrate i venti

sulle ore passate a contemplare.

la voce s’infrange sulla trepidante infanzia

e il cuore ascolta il mago delle fiabe

accanto ai focolari accesi.

Si ripetono cadenze di leggende

né l’eco di risate accompagna

il silenzio profondo dei luoghi assoluti

e la mia strada si perde

nascosta ai miei passi.

Ho voglia di piedi scalzi

sul grano secco dell’estate,

di sussurri di sogni lungo i sentieri

e di ritagli di cielo azzurro tra i pini,

dolcemente irreali,

ed ho voglia di piangere.

Annienta l’insidia delle serpi lungo i cammini

e con magiche dita

traduci in incanto

la morsa delle mie paure.

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                               ph    Eleonora mello

Ultima poesia

E quando tutto avrà fine

rivoglio l’abbraccio della mia terra

dove io possa sentire

il noto fischio del vento

tra i rami dei cipressi aviti,

e possa giungermi

l’eco del mare

a cantarmi dolci ninnenanne

quando la tua mano

poserà in ricordo una rosa

e, sull’uscio del mio sacello,

sfiorerà un’immagine svanita.

Commento critico: L’itinerario poetico della poetessa si evolve attraverso una maturazione consapevole che conduce al raggiungimento di una “vis poetica” ricca di emozioni e suggestioni,  nel significativo uso di uno stile essenziale e, insieme, pregnante e  coinvolgente.

Assuntina Marzotta

nasce a Nociglia (Lecce) il 12 marzo 1959. Insegnante di Scuola Primaria, ha frequentato la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, città nella quale ha vissuto fino al 2005. Attualmente risiede a San Cassiano di Lecce. Autrice di numerose poesie, vince diversi premi letterari tra i quali: “La Baita” -1983 e 1984 – Livorno; Incontri nazionali di poesia tra regioni, 1985 Marina di Carrara; Il Tarocchino ’86, Livorno; Premio di Poesia “La Torre di Calafuria” 1991, Livorno;Premio Internazionale di poesia “Riccardo Marchi-La Torre di Calafuria” ‘92, Livorno; “Delta Poesia” ’93, Venezia; “Bastremoli” ‘93, La Spezia; Premio Internazionale di poesia  “La Formica Nera” ’94, Padova; “La Baita ’96, Livorno;Premio “P. Gallinari” ’99, Antignano-Livorno;VIII ° Premio Letterario Nazionale “Città di Rosignano Solvay” ‘2000, Rosignano (LI);  Premio “P. Gallinari” 2001, Antignano-Livorno; “A.N.P.S.: Golfo dei Poeti” ‘2013, La Spezia; CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA “PREMIO VITRUVIO” -XIV EDIZIONE- ANNO 2019 (VINCITORE ASSOLUTO); pubblicazione della silloge “Il pianto dell’elicriso”, Il Raggio Verde, 2020. Nel giugno 2020 entra a far parte del movimento 100 Thousand Poets for Change Of Italy. Premio Int.le Città di Galatina, 2020 :1^ classificata Poesia edita e menzione d’onore Poesia inedita. Finalista alla XII^ ed. del Premio Int.le “Il Federiciano”- Aletti Ed., 2020. Poeta selezionato dalla Fondazione Mario Luzi Editore per l’inserimento nell’Enciclopedia di Poesia Italiana,2020. Premio della Giuria Libro edito II PREMIO LETTERARIO NAZIONALE DI NARRATIVA, RACCONTI E POESIA “CITTÀ DI GROSSETO- AMORI SUI GENERIS”, ottobre 2020. Poeta selezionato al Premio Int.le “Tra un fiore colto e l’altro donato”, Aletti Editore, 2020. -Targa d’onore alla IX^ ed. Premio Alda Merini-Accademia dei Bronzi, Catanzaro, 2020 e inserimento nel volume “Voci poetiche per Alda”.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

La decisione non è nata, ma è capitata, perchè non mi era mai passato per la mente di pubblicare qualcosa. La pubblicazione è il premio per essere stata la vincitrice assoluta del Premio Vitruvio nel 2019. A quella silloge, “Il pianto dell’elicriso”, ne è seguita una seconda, dopo poco più di un anno, e tutte e due edite da Il Raggio Verde.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

Credo che questa domanda non sia proprio del tutto retorica, perchè ogni poeta ha la propria motivazione per scrivere poesia. Per me la poesia è innanzitutto catarsi, un processo di liberazione delle emozioni, talvolta contrastanti, facendole riaffiorare alla coscienza e prendendone consapevolezza, secondo il concetto espresso da Aristotele nella sua Poetica, quindi uno scavo intimistico.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Sono una docente di Scuola Primaria e insegno nell’Istituto Comprensivo di Poggiardo. Ho studiato Psicologia presso l’Università di Padova. Sono una nonna innamorata del mio nipotino Troy Alexander che, purtroppo, vive in California…Amo il mare, soprattutto quello in tempesta d’inverno, amo il silenzio e la quiete della sera (foscoliana? Sì). Scrivo poesie perchè… perchè ho bisogno, come già detto, di liberare le emozioni. E in quest’ultimo anno, chiusa in casa come tanti, ne ho scritte davvero tante, vista la silloge alla quale ho dato vita. L’occasione in cui ho scritto la prima non la ricordo, ma ricordo di aver cominciato a scrivere già dai tempi della scuola media. Non ho conservato quelle prime produzioni, forse ci credevo poco.

 4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Nella silloge “Il pianto dell’elicriso” il messaggio è quello dell’amore, inteso in tutte le sue accezioni: dall’amore eterno all’amore malato, da quello tradito o deluso a quello non corrisposto, idealizzato e, in particolare, ho voluto evidenziare la forza dell’amore materno. Soprattutto nella parte dedicata a mio figlio (l’allora Tenente Riccardo Micheletto) e alla sua seconda missione in Afghanistan. Quella parte (Afghanistan, missione 2011/2012) è tutto ciò che scrivevo, quasi ogni sera, in quel periodo, sulla Pagina Facebook della Brigata Sassari, impegnata, in quel periodo, in varie zone dell’Afghanistan, nelle zone più “calde” della missione ISAF, al comando della NATO.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

La mia professoressa, Giuliana Coppola, prefatrice della mia seconda silloge, asserisce che le ricordo Montale, ma, purtroppo, devo confessare che Montale non è mai stato oggetto di studio negli anni della scuola superiore. Io sono molto legata ai preromantici e romantici, in particolare al Foscolo e al Leopardi, ma credo di essere molto lontana dal loro stile e dai loro modelli.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

La poesia è forza evocativa di sentimenti, di immagini sonore e musicali, pervade gentilmente l’anima, quasi con delicatezza, portandoci a viaggiare nei luoghi dell’anima e del cuore; dà ad ognuno la facoltà di fare proprie quelle emozioni e, talvolta, di riconoscersi o ritrovarsi tra i versi.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Da sempre la poesia fa parte dell’uomo. I Greci e i Latini hanno fatto in modo che la Poesia diventasse un’importante forma d’arte, tanto da elevare il poeta al livello delle divinità. Nel corso dei secoli la poesia è cresciuta con l’uomo, si è evoluta e si è adattata ai mutamenti della civiltà. Nel ‘900 ha abbandonato la rima e la metrica per dare spazio ai versi liberi, ancora più espressivi e personali. Quindi la poesia non appartiene al passato, ma fa parte di noi. I poeti esistono ancora, raccontano in modo straordinario ed incantevole la loro interiorità, la loro visione del mondo con i suoi pregi e le sue imperfezioni. E anche se si è perso il piacere di leggere e vivere la poesia, i poeti non si sono persi d’animo, ma hanno abbandonato la loro “torre d’avorio” per scendere tra la gente, mettendo a nudo il proprio animo e raccontarlo attraverso la poesia.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Il mio libro dovrebbe essere letto per comprendere il mio legame ai luoghi e ai tempi che non ci sono più, ma che abitano dentro di me. Nella prima parte, infatti, parlo dei ricordi della mia infanzia, delle delusioni, delle aspettative tradite, delle mie radici, della mia terra abbandonata per andare a vivere altrove, di un amore eterno che va “Oltre il tempo”. Nella seconda parte, invece, si avverte tutta la forza dell’amore materno verso un figlio esposto ai pericoli che ben conosciamo nella tragica vicenda dell’Afghanistan. E poi… la sofferenza per la sua scelta e la sua decisione di abbandonare tutto in cui aveva creduto, per cui aveva lottato e andarsene dall’altra parte del mondo. Una scelta guidata dall’amore: un amore nato nella base di Farah per una soldatessa americana. Forse è questa la parte che può restare più impressa dopo la lettura.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa   che mai nessuno le chiede?

La domanda che nessuno fa mai riguarda lo stato d’animo con il quale mi predispongo a scrivere, quella sensazione iniziale di estraniazione e di isolamento e, a opera terminata, quasi di svuotamento. E, soprattutto, qual era lo stato d’animo che ha dato vita alle poesie non solo più importanti per me, ma anche più apprezzate e premiate nei vari concorsi nazionali e internazionali. Quest’ultimo anno, infatti, è stato ricco di premi e riconoscimenti d’ogni genere. Sono, però, poesie che fanno parte dell’ultima silloge pubblicata a fine luglio 2021. E su di essa non aggiungo altro: mistero anche sul titolo.

 Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Sì, vorrei aggiungere, anche se l’ho già anticipato, in un certo senso, che la mia poesia va letta per comprendere emozioni e sentimenti che provo, ma che possono essere comuni ad altri. E scoprire come la somma di alcuni momenti particolari e fasi della vita abbiano dato vita alla mia silloge. Capire il significato del titolo, cos’è per me “Il pianto dell’elicriso”.

È bello pensare che una “storia” così personale sia giunta anche a persone sconosciute, magari lontane dal mio mondo e dal mio modo di intendere la vita. E vorrei aggiungere che ognuno è libero di leggere quelle poesie nel modo che ritiene più opportuno: quando si torna a casa la sera, quando si è innamorati oppure se si è appena smesso di piangere per una relazione finita o sperata, o mai iniziata. Le si possono leggere al gate, in attesa di imbarcarsi su di un aereo, o un treno diretto chissà dove; magari prima di andare a dormire, nella penombra della casa e con una dolce musica di sottofondo. Un verso alla volta, una poesia alla volta, sottolineando con la matita i versi che più sono piaciuti, guardando o ascoltando la pioggia cadere dietro i vetri di una finestra, gustando i versi a poco a poco, come un bacio dopo un bacio.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Rita Granetti – “Fogli di cera- Poesie tutte d’un fiato” – Menzione d’onore – Finalista


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                                                                    “Gli Autori di Vitulivaria”

RITA GRANETTI Rivergaro (PC)
“Fogli di cera- Poesie tutte d’un fiato”
(Leonida Edizioni, 2020)

Menzione d’onore –  Finalista

9788833740867_0_0_626_75Dalla prefazione di Verdiana Maggiorelli: “La sua è una poesia che attinge al quotidiano, agli affetti familiari, alle stagioni, alle amicizie, alle gioie e dolori in cui ogni lettore può facilmente specchiarsi, ma è anche una poesia che sa piangere per gli ultimi e indignarsi per l’indifferenza dei contemporanei. Una poesia che sa dire: “Potessero i miei occhi immaginare l’oltre” . […]

PAROLE
Il brecciato del cortile canta
al passaggio delle ruote,
riconosco chi arriva
dal suono della canzone.
I miei figli non la conoscono
perché ho dimenticato di raccontare
o forse non hanno ascoltato quando l’ho fatto.
Si perdono facilmente le parole
nel marasma dell’abitudine.
Dopo aver scrollato la polvere dai vestiti
ricerchiamo il silenzio
affidiamo l’eloquenza ai soli sguardi
o alla quotidianità dei gesti.
Non me ne farò una colpa

FOGLI DI CERA
Ho scritto sopra fogli di cera perle di saggezza:
le esperienze vissute
l’equilibrio raggiunto dopo essermi guardata dentro
il buon senso nell’affrontare nuove avventure
l’oculatezza per il denaro guadagnato book-2304389_960_720
ponderatezza
avvedutezza
sapienza acquisita
attenzione ai giudizi
buon criterio di valutazione
assennatezza
discernimento
prudenza assoluta, sempre.
Ho riunito le pagine in un volume ben rilegato
l’ho riposto sullo scaffale vicino alla stufa, che ora è spenta.
Aspetterò l’inverno, prima di donarlo ai mie figli.
Rita Granetti

Commento critico: Poesia come dialogo con un interlocutore che ascolta e condivide il quotidiano,  rispecchiando la vita di ogni giorno nella semplicità delle piccole cose. Si nota un’originalità nel cogliere la simbiosi tra scrittura e paesaggio descritto,  adottando una colloquialità di gozzaniana memoria.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Franco Casadei – “Il bianco delle vele” – Secondo Premio


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FRANCO CASADEI – Cesena
“Il bianco delle vele”
(Raffaelli editore, 2012)

SECONDO PREMIO VITULIVARIA 2021

Inizia da qui la conoscenza di Franco Casadei e della sua silloge poetica “Il bianco delle vele”, con cui, tra l’altro, si è classificato al 2° posto nella sesta edizione del Premio letterario “Vitulivaria-memorial Gerardo Teni”

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Dalla prefazione di Antonia Arslan: “Dai girasoli alle vele, un viaggio nella natura di Dio”:
Ci sono alcuni versi, alcuni momenti della poesia di Franco Casadei, che si imprimono nella mente appena letti, con immagini precise, avvolgenti, reali come un pezzo di pane o un fiore (magari un girasole…). Si rivela in ogni sua frase un amore per il creato che non è solo fraternità verso l’immensa varietà del cosmo, ma anche lucida percezione che – dietro – qualcuno esiste che governa tutto questo: e noi possiamo solo tentare di coglierne qualche immagine riflessa, ma quanto splendente! Poesia non è, infatti, la capacità di fare bellissimi ragionamenti o acute riflessioni, non è l’originalità del pensiero filosofico o la possibilità di dimostrare una profonda cultura; questi sono anzi reali pericoli, purtroppo ahimè sempre incombenti. Poesia è riuscire a dire le cose che ci colpiscono la mente e il cuore attraverso immagini forti, vive, potenti, che sgorgano l’una dall’altra, si connettono misteriosamente fra loro e si compongono secondo ritmi precisi – ma sempre diversi.
E che poi si insinuano nelle parole […]

Fra qualcosa e nienteleaf-3881671__340

Quando a fine stagione la cicala

raschia gli ultimi resti dell’inedia,

c’è sempre una foglia avvinta al ramo

una vita in bilico fra qualcosa e niente

all’ultimo giro di mola,

nel silenzio del commiato,

attraverserai il muro d’ombra

nella speranza segreta

di una voce che sillabi il tuo nome.

 

Corsie d’ospedalebo-leaf-5351180_960_720

   ai miei malati

Al mattino percorro

corsie di dolore, di odori

che la notte ha condensato

nell’attesa lunga

del tempo che non scorre

enigmi d’occhi, mani adagiate

a sera in casa si conversa,

nella memoria l’eco degli sguardi

e un silenzio bianco ferito dai lamenti.

sunflowers-6515860_960_720I girasoli
Solenni e fieri
nel pieno dell’estate
a inizio autunno,
a capo chino
come seni stanchi,
una schiera di soldati
annichiliti e

Commento critico: Poesia incisiva scavata in un tempo eterno. I riferimenti biblici assurgono a simbolo di universalità dell’uomo  nei confronti della Storia. Una poetica che comunica efficacemente le durezze delle tematiche affrontate  e dimostra una costante ricerca ermeneutica del destino dell’essere umano che, attraverso la parola,  può aspirare alla verità esistenziale e raggiungere una serena consapevolezza.

Franco Casadei

medico otorinolaringoiatra, romagnolo di Cesena. Ha pubblicato le raccolte di liriche: “I giorni ruvidi vetri” (Il Ponte Vecchio,2003); “Se non si muore”(Ibiskos Risolo,2008); “Il bianco delle vele” (Raffaelli ed.2012); “La firma segreta” (Itaca,2016); “Donna del mare” (Mediterraneo ed.,2018). 1^ classificato nei premi di poesia: Ungaretti 2005; C. Levi, 2005; Giovane Holden, 2008; Pavese, 2013;  Gozzano, 2013; Città di Caserta, 2018; Città di Pontremoli,2019; Vitruvio,2019; Alda Merini, 2019. Fra i primi classificati nei premi: Neruda,2006; Baudelaire,2008; Foscolo,2009; Turoldo,2011; Prevert, 2011; Manzoni,2011; Kafka,2012; Premio di Filosofia-Sez. Paradossi,2012; Quasimodo,2018; Negri,2019;Pascoli di Barga,2019. Fra gli ideatori de “La Poesia nelle case”, proposta di modalità di divulgazione della poesia nei vari ambiti della città.

GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Claudia Petracca – “La pelle del serpente” – Primo Premio


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“Gli Autori di Vitulivaria”

CLAUDIA PETRACCA – Lecce
con la silloge poetica “La pelle del serpente”

(L’officina delle Parole, 2016)

PRIMO PREMIO VITULIVARIA 2021

Considero un privilegio presentare Claudia Petracca e la sua opera postuma, “La pelle del serpente”, classificata al 1° posto nella sesta edizione del Premio letterario “Vitulivaria-memorial Gerardo Teni”. Mi piace renderle onore attraverso le parole che le hanno dedicato il marito Carmelo e i figli Stefano, Chiara, Francesco

la pelle del serpenteTi rivediamo in questi tuoi versi,
rivediamo la bellezza del tuo volto
e la dolcezza della tua anima,
rivediamo l’amore che ci hai trasmesso
e l’affetto silenzioso e sincero
che ci hai insegnato.
A te che non finirai mai
di deliziare il nostro spirito
con il flusso armonioso
delle tue parole

incise su carta e per sempre
nella memoria,
linfa per noi che ci siamo
nutriti del tuo amore
e per tutti coloro che ti hanno amata
per come sei tu.

Carmelo e i figli Stefano, Chiara, Francesco

Si legge nelle prime pagine della silloge ciò che Claudia ha scritto rivolgendosi alla Poesia: “La conobbi ch’ero ancora una bambina, ma Lei ancor prima mi conobbe, ch’ero ancora un abbozzo di pensiero. Il mio primo vagito fu un verso strampalato, rauco, sordo, asciutto; una disperata preghiera di liberazione da quell’ignoto, il Nulla che già mi cingeva le tempie. E a quel Nulla, da cui spira la poesia, si ispira la mia poesia. Nel mio vagare, lungo i perimetri esistenziali, anelo all’appiglio vitale, al dolce asilo, a quel corrimano, così ne dà una definizione Wislawa Szymborska, che è l’unica salvezza a cui aggrapparsi, pur non conoscendone l’identità oggettiva. La poesia è riconducibile soltanto all’Io, l’indefinibile essenza, saperla cogliere significa raggiungere il baricentro intimo di noi stessi ma, paradossalmente, anche perdersi in esso per ricongiungersi in armonia con l’Altro. Mi giungono in soccorso gli estranei incanti, di roussoniana memoria, a sancire questo patto vitale e poetico. Essi rappresentano l’anello di congiunzione possibile tra l’io e l’altro, tra la mia società e l’altra società, tra la natura e la cultura, tra il sensibile e il razionale, tra l’umanità e la vita. Rapimenti, ispirazioni che giungono da chissà dove, dall’altra parte di noi, estranei dunque e inesprimibili se non “in canti”, vettori emozionali che toccano e riempiono, con la loro leggera essenza, altre esistenze. È a questo punto della mia vita che avverto la necessità di lasciare un’impronta della mia esperienza poetico-letteraria. Lo faccio con questa silloge, la mia prima raccolta di poesie, in cui è tracciato un percorso lirico, intimamente legato ad un cammino personale, evolutivo, che mi è costato non poca fatica. Mi metto a nudo e lascio cadere alcuni veli dalla mia anima. Mi svelo, dunque, mentre avanzo lungo la strada che mi accoglie e riconosce la mia nuova pelle.”
Claudia Petracca

Nella prefazione, Pompea Vergaro, Direttrice della Casa editrice L’offcina delle parole, ha reso con profondità   la straordinaria personalità di una Poetessa di rara sensibilità e di squisita eleganza: “Claudia, la profonda passione per la meraviglia della parola scritta. Un nuovo scenario si è offerto ai miei occhi trovandomi di fronte a questa pagina. Se alcuni mesi fa sarebbe stato il palcoscenico di una gioiosa presentazione poetica, quel sipario è calato ed è sceso il silenzio. Oggi senza la presenza della poetessa e amica Claudia ogni cosa è cambiata. Qui il sipario si può aprire solo sulla memoria. Claudia Petracca, l’autrice che tanto aveva anelato, tra mille dubbi e desiderio, questa pubblicazione, prematuramente e inaspettatamente non è più tra noi, come mestamente si suol dire. Ho ri-letto le sue poesie non più a cuor leggero prima di redigere alcune brevi riflessioni e mi è parso di incontrare ancora un’altra Claudia. Se nei giorni della progettazione di questo libro avevo sostato sui suoi versi, ora mi sono sentita affondare, sprofondare nelle viscere della sua parola per sentirmi sbalzata fuori con nuove
scoperte: le confidenze tra donne fatte di risate – Claudia amava tenere la gioia in un cantuccio della sua anima senza proporla di sua iniziativa, ma appena gliela offrivi, sorprendentemente, balzava fuori – fatte di malinconie e caffè al bar, come anche le corrispondenze letterarie, se così possono definirsi, quelle sono restate tali. E mi piace parteciparne due, legate a questo libro. Un pomeriggio, come spesso solevamo fare, condividendo un caffè, le racconto di una lunga pelle di serpente che era stata trovata
nella mia campagna nell’entroterra brindisino, in contrada Santa Maria.  E tra alcune considerazioni e sorseggiando il caffè le chiedo se conoscesse quel pensiero di Friedrich Nietzsche: “Il serpente che non può cambiar pelle muore. Lo stesso accade agli spiriti ai quali si impedisce di cambiare opinione: cessano di essere spiriti”. Due giorni dopo, Claudia mi telefona e mi dice che mi ha inviato una poesia per email. Aveva composto con mia grande sorpresa e gioia “La pelle del serpente” che poi è diventato il titolo della silloge, sostituendo quello che precedentemente avevamo scelto. Claudia in un altro nostro incontro con caffè mi parla e mi chiede se conoscevo “Passeggiate Solitarie” di Jean- Jacques Rousseau da cui aveva tratto un pensiero, ora inserito in quarta di copertina di questa pubblicazione. Incuriosita, corro in libreria e lo compro!  Erano questi gli scambi che spesso accadevano tra di noi e che tanto ci entusiasmavano. E ora cosa resta? Restano le preziose “sudate carte di leopardiana memoria” come Claudia soleva spesso dire con quel suo morbido sorriso che celava un po’ di malinconia quando accennava alla sua scrittura. E noi cosa possiamo fare per lei? Semplicemente impegnarci donandole al mondo.

rose-1807227_960_720La pelle del serpente
Dedicherò pochi pensieri a “La pelle del serpente” per non turbare il silenzio, quel prezioso silenzio che esige la poesia, soprattutto in questi giorni. La silloge, i cui versi possiedono vigore poetico, rigore linguistico e una personale cifra stilistica, è suddivisa in 6 sezioni: Terra mia, Amore Amore, Nei deserti, Parole (tracciate), D’Autunno, De il mio vagare. Due poesie aprono e chiudono l’Opera: La pelle del serpente/ …E basta, basta poesia! Sfogliando le pagine incontreremo i cangianti stati d’animo che la poetessa vive quotidianamente in piena consapevolezza: l’amore e la stessa poesia, l’isolamento e il dolore, la disillusione, l’attaccamento alla terra salentina e a Lecce, la sua città natìa, la meraviglia della parola. La poetessa ama scandagliare e ritmare le parole come vorrebbe fare con l’ esistenza, ma la vita, spesso, si sa, è altro. Ella è fuori da tutte le cose delle quali parla, non al di sopra. Per esserlo esige di penetrare in loro. Per questo ha bisogno della Poesia, perché tutto sommato le appartiene, è qui che si sente libera. È qui che risiede la sua speranza di salvezza. È qui che confida di cambiar pelle e accendere quella rossa scintilla”

Mattino field-6574455_960_720

La bellezza d’un mattino che si schiude, illumina la stanza.

Dolce è il suono delle tue parole che fluttua leggero
e si condensa nella tazza del caffè, che sorseggio beatamente.

Un pensiero fragrante scrocchia nella mente,
sbriciolandosi istantaneamente:
è veramente giorno,
o è solo il retrogusto di un sogno
che ostinatamente sopravvive alla notte?

grass-3743023_960_720La pelle del serpente

 Immobile,
il serpente cambia la sua pelle. Nel tremore di incogniti scenari piange di cieco abbandono.

Vulnerabile e indifeso, nell’indicibile ed incomprensibile squarcio di vento tagliente, soffre la sua condizione fissata come un chiodo nel lucore incerto di una giovane alba che stenta ad allentare
gli anelli bruniti dalla notte.

D’un solo passo è lungo il suo travaglio,
inevitabile e indispensabile condanna alla sua sopravvivenza,
si sfila il vecchio sé;
quel guanto logoro, oramai segnato da ruvide stanchezze
è consegnato al tempo.

Si muove ora il serpente, ha reso l’anima,
in quel rigurgito d’esistenza, in quel grumo di terra
che l’ha inghiottita, finito e illimitato, violento come la morte,
ha reso l’anima, per continuare a vivere.

Commento critico: Poesia ricercata dove ogni parola ha in sé la gravità della terra e la levità del cielo.  Il verso scava nel profondo, “nei duri solchi dell’esistenza” per cercare la luce della suggestione e del sentimento. Una continuità nell’esistere e nel resistere, al pari del serpente che, nel momento in cui si libera della vecchia pelle, ne ha già una nuova per continuare a vivere. Claudia rivive nella sua poesia, che rinasce a nuova vita e attinge alla sorgente delle emozioni; è un viaggio che compie nell’intimo dove l’Io si confonde con l’assoluto per svelare se stessa e rivelare il messaggio e il segreto della poesia: l’Amore.

 Claudia Petracca

nata a Lecce, il 13 Giugno 1968, consegue il diploma di Maturità Classica e frequenta la facoltà di Lettere moderne all’Università del Salento. Sue pubblicazioni sono presenti nella raccolta Poetika vol. III (Onirica edizioni) e nella raccolta Poetika vol.V (Onirica edizioni). Nel 2009 pubblica “Pietre” (Ed. Il Filo),romanzo breve al quale sono assegnate note di merito e, nel 2010, le è conferito il “Premio Nazionale Città di Fucecchio (Fi)”. Nel 2013 pubblica “Un volo sulla cenere”, che racconta una storia ambientata fra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Il romanzo è finalista al Premio Nabokov 2014. Nel 2015 partecipa a Libertàpluralefemminile” mostra “Kaleidos” di Carlo Massimo Franchi (nell’ambito di Itinerario Rosa 2015), a cura dell’Associazione Mimose e L’officina delle parole, con il testo “Prospettiva Cvetaeva (Marina libera come una donna)”. Dal 2015 inizia a curare una rubrica quindicinale culturale-letteraria su Corrieresalentino.it, dal titolo “Volta la carta”. Muore prematuramente il 3 gennaio 2016,  stroncata da un brutto male. Nel 2016 viene pubblicato, postumo, il libro, “La pelle del serpente” (L’officina delle parole).

Gli Autori di Vitulivaria: i Premi Speciali


Ha preso il via la rubrica “Gli Autori di Vitulivaria” sul sito di approfondimento culturale “Cultura Oltre”

La vetrina si è aperta sui due Premi Speciali: Il Premio della Giuria e il Premio Vitulivaria, assegnati rispettivamente a Fadi Nasr con la silloge poetica “D’artista” e a Marcello Signorini coin “Elegie”. Per seguire si rimanda alla pagina della rivista Cultura Oltre  Gli Autori di Vitulivaria”