“Ancora un po’ d’amore” di Fulvia Marconi

Allegri giorni cantano la gioia

di fresche primavere profumate,

dai zefiri cortesi e stravaganti,

di notti trasparenti a contar stelle.

E volano i pensieri in seno al cielo

fra uno stormir di passeri operosi

che con vivace cinguettio s’adopran

a colorare un blu senza confine.

Quante illusioni a volteggiar nell’aria,

come farfalle dalle vesti accese

e i sogni, ricoperti di baldanza,

esposti nella fiera al bel paese.

Caste speranze germinate in cuore

fioriscon silenziose ad ogni attesa,

sogni di gloria, sogni di purezza

toccano sponde dell’adolescenza.

Quando la primavera lascia il posto

a quell’autunno che trascura i fiori

e il mandorlo alla bora si consegna,

donando al muschio i petali rosati,

in quel sopir dell’alito di vita,

sotto la calda cenere del ciocco

di quell’inverno che, con faccia grigia,

alla tua porta chiusa batte il colpo,

è allor che io ripenso alle colline,

ai fiumi mormoranti, alle cascine,

ai colli ed agli ulivi secolari,

ma… già ti chiede il prezzo, il tuo destino:

è allora che ti accorgi con timore

d’aver da dare ancora un po’ d’amore.
Fulvia Marconi

Finalista Sezione A
V classificato

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Con un verseggiare fresco e musicale, l’autrice, facendo ricorso alle metafore giovinezza-primavera e autunno-maturità, esprime l’ondeggiamento dell’anima che si espande felice ai ricordi della giovinezza così come ai cieli azzurri della primavera e che poi si smarrisce quando la bora nell’autunno le ricorda che prima dell’inverno “ancora un po’ d’amore” ci sia da elargire. Stile limpidamente classicheggiante. [Antonio Teni]