“Lo scoglio solitario” di Ilaria Parlanti

Denudata,

siedo solitaria sulla voragine scavata nel buio e nel ghiaccio,

denso, rosso,

fiume di lava secco di sangue rappreso,

gocciolano lacrime nere nella roccia grigia sferzata dal vento,

sono sempre gli stessi dolori che trafiggono il petto,

sono sempre gli stessi pensieri che vorrei cancellare,

i fantasmi dei ricordi che aleggiano nell’aria,

inerme a terra cado come corpo morto,

ho paura di morire,

ho paura di vivere,

dal futuro non mi aspetto niente perché niente arriverà,

so che ho gettato l’unica mia vita al vento,

forse l’unica possibilità,

ho paura di me stessa,

nel profondo sono vile, questo è certo,

ho bisogno di cambiare per non essere più me,

ho bisogno di superare i limiti umani,

non voglio morire così, ma mi accorgo che già lo sto facendo,

non voglio chiudere gli occhi con le lacrime che scendono,

non voglio rimanere così tutta la vita, se mai una vita ce l’avrò,

ma non ho più speranza,

ho urlato ma nessuno ha sentito,

ritorno sullo scoglio intenta a gettarmi nel vuoto,

suicida non sono anche se ci ho sperato,

riprendo la mia maschera sorridente,

l’appoggio sul viso così inganna i passanti distratti,

il sorriso a fior di labbra,

il sangue negli occhi

e il dolore nel cuore.
Ilaria Parlanti

Finalista Sezione A
X classificato

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ph Eleonora Mello

Lo “scoglio solitario”, scabro nel suo essere pietrificata espressione di una natura indifferente al dolore della vita, diviene il paradigma dell’anima della giovane autrice che, con autenticità di sentire e uno stile concitato e ricco di figure retoriche, ci comunica la sua angoscia esistenziale. La poesia termina con un rigurgito di vita pur in quel ricorrere alla maschera – panacea. [ M.R.Teni]