GLI AUTORI DI VITULIVARIA: Salvatore La Moglie-“Il Poeta e la pandemia”- Menzione d’onore-Finalista


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                                                                  “Gli Autori di Vitulivaria”

SALVATORE LA MOGLIE di Cosenza
“Il Poeta e la pandemia”

(Macabor, 2020)

Menzione d’onore –  Finalista

il poeta e la pandemiaDall’Introduzione a cura dell’autore: “Uno scrittore, un poeta e, insomma, ogni artista può avere diverse fonti e motivi di ispirazione e di creatività. La realtà, gli eventi e i fatti che un giorno finiranno nei libri di Storia rientrano a pieno titolo tra queste fonti e questi motivi. Non è vero, come diceva Benedetto Croce, che l’arte è qualcosa di talmente autonomo e a se stante, rispetto alla realtà esterna,  per cui l’artista può creare le sue opere anche standosene in una bella torre eburnea; e non è vero, come sosteneva il mio amatissimo Eugenio Montale, che la Storia non è magistra di nulla che ci riguardi. E, invece, la realtà e gli eventi storici o della cronaca che poi diventa Storia ci condizionano eccome, sia a livello fisico che psicologico e possono essere, appunto, fonte e motivo di ispirazione. Tanti sono gli scrittori e gli artisti che, per esempio, hanno tratto la loro ispirazione dalla Prima Guerra Mondiale e poi dalla Seconda, ma anche dall’esperienza del Fascismo, del Nazismo o del Comunismo come da tanti altri fatti storici o comunque sortiti dalla realtà della vita e del mondo, una realtà che, spesso, si manifesta come imprevedibile e surreale, incredibile e paradossale, tanto che finisce sempre per superare la fantasia.[…] Mai avevo scritto tante poesie in così breve lasso di tempo, cioè circa due mesi, quelli della quarantena (o clausura o lock-down) vissuti chiusi in casa, forse perché credo caparbiamente che contro certi eventi ci possono salvare solo la poesia, la letteratura, la cultura come strumenti, appunto, di estrema difesa e resistenza contro gli orrori e le violenze della Storia e della vita. Ho scritto tanto e di getto solo un’altra volta durante la mia attività letteraria e, cioè, quando nell’estate del lontano 1999 scrissi il romanzo Il cocchio alato del tempo. Fu veramente allora che compresi in cosa consiste l’ispirazione: un momento magico e irripetibile in cui possiamo riuscire a creare delle opere di alto livello, dei veri e propri capolavori che resisteranno all’usura del tempo. I testi poetici che presento al lettore sono usciti dalla mia mente e dalla mia anima con tanta sofferenza interiore, non solo per la mia persona ma soprattutto per il pensiero della sofferenza e del dolore del mondo, il dolore degli altri esseri umani e delle tante esistenze travolte e sconvolte dalla terribile pandemia. Si tratta di poesie-pensieri, poesie-riflessioni, di poesieracconto scritte, certo, non per mera consolazione ma soprattutto per resistere al male, al nuovo spettro che si aggira per il mondo, quello ben più pericoloso della pandemia, e per riaffermare, ancora una volta, attraverso la scrittura, che l’uomo è un essere dotato di ragione e di pensiero e che – come diceva Blaise Pascal – pur essendo la più debole delle canne è comunque una canna che pensa e in questo consiste la sua grandezza e la sua dignità. (Salvatore La Moglie)

Immagini gratis di GabbianoOmaggio a Sépulveda

Anche un poeta dal
virus è stato
assassinato.
Un poeta che sognava
un altro mondo,
più giusto, più libero
e più umano.
Come un leone ha
lottato, poi via per
sempre se n’è andato.
Forse è in cielo come
una stella e accanto
a lui c’è la sua amata
gabbianella.

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Oscilla sempre tra timore e speranza

Oscilla sempre tra
timore e speranza
il pendolo della
nostra misera
esistenza, ogni dì
spesa nell’attesa
di una liberazione
che ponga fine a
una domestica
prigione che più
che sul corpo
sull’anima pesa.

Commento critico: l’uso di figure retoriche  rende in modo efficace il senso delle situazioni descritte, evidenziate nella versificazione tesa all’ascolto di emozioni e stati d’animo, scaturiti dall’esperienza realmente vissuta in una realtà travolta dalla sofferenza.

Salvatore La Moglie

è nato a Lauropoli (CS) nel 1958. Laureato in “Lettere” alla “Statale” di Milano, nel 1998 ha pubblicato, per la Pellegrini di Cosenza, il suo primo romanzo, La stanza di Pascal e, nel 2000, per la Rubbettino, Il cocchio alato del tempo. Testi poetici e racconti sono stati pubblicati in alcune antologie. Raccolte di poesie sono state pubblicate da Aletti: Austro 2017- Poeti del nuovo millennio a confronto, Il Paese della Poesia-Tre poeti a confronto e, sempre nel 2017, la raccolta La parola che resiste mentre per la saggistica Profili letterari del Novecento. Altri testi poetici sono stati pubblicati nella Enciclopedia dei poeti italiani contemporanei (Aletti, 2017). Dello stesso anno è pure la pubblicazione di una silloge in Navigare 88, Pagine editrice. Ha collaborato con le riviste “La colpa di scrivere” e “Il Fiacre N.9” e collabora attivamente con il mensile online “La Palestra”. Tra il 2015 e il 2017 ha ottenuto vari riconoscimenti e premi ed è risultato tra i primi classificati per la poesia, il racconto, il romanzo e il saggio. Ricordiamo: 1° Premio Intern. S. Quasimodo” (2015); al Premio Intern. J. Kerouac (2016) ;(2016); al Premio Intern. Corona (2016); e nel 2017 ai seguenti Premi: Premio il Giovane Holden; 8° Concorso “Club della poesia”; Premio Intern. “Terre di Liguria”; Premio “Umile F. Peluso”; Premio Letterario Cittanova, IV edizione; Premio Intern. M. Buonarroti; Premio Intern. “Terre Lontane”; Premio Intern. Antico Borgo.

Incontro con l’autore a cura di Maria Rosaria Teni

1 – come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

È nata da un’esigenza immediata, dalla contingenza più cogente; non dalla vita interiore ma da quella esterna drammaticamente incombente su di essa. Era scoppiata la pandemia da Coronavirus, qualcosa di inedito che ha reso le nostre vite come sospese in un Limbo e, pertanto, per un poeta, per un artista sarebbe stato colpevole non scrivere, non consegnare ai posteri un fotogramma in versi, insomma un documento che fosse capace di cogliere ogni sentimento, ogni emozione, ogni stato d’animo soggettivo, personale ma anche collettivo in presa diretta, giorno dopo giorno. E, infatti, c’erano giorni in cui riuscivo a scrivere anche tre poesie. Inoltre, in quei giorni, più di adesso (due anni dopo), si avvertiva forte l’esigenza di opporre come un argine, una diga alla pervasività della pandemia che regnava in maniera assoluta su tutto il mondo e sembrava (e tuttora sembra!…) dominare le nostre esistenze. Insomma, si avvertiva forte l’urgenza di opporre una forma di resistenza al Covid-19 armata soltanto di parole, di versi da consegnare all’universo, e questa resistenza poteva essere costituita solo dalla parola poetica, dalla Poesia che, come ci ha insegnato il Foscolo, vince di mille secoli il silenzio. Insomma, come direbbe Pasolini, con le sole armi della poesia.

2 – una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

La Poesia è tante cose e ognuno la vive e la sente secondo la propria visione del mondo e a seconda della funzione che le attribuisce. La Poesia è bellezza, è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo che sembrano dominare la realtà e il mondo. È evasione dalla realtà ma stando sempre dentro di essa, perchè il poeta non è un uomo che vive beato tra le nuvole. Ma la Poesia è soprattutto una forma di resistenza contro il male e il dolore della vita e della Storia, contro la cattiveria e la stupidità degli uomini che, invece, di dare amore e fare del bene più spesso fanno il male… Ecco, la Poesia è resistenza, la parola poetica consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra; la Poesia, la parola poetica resiste anche all’usura del Tempo, lo sfida, rimane nei secoli e nei millenni e la sua potenza è tale che Omero, Virgilio e Dante sono dei classici senza tempo, degli eterni contemporanei.

3- Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Sin da quando avevo 14-15 anni volevo essere Salvatore La Moglie; sognavo già da allora diconquistarmi il mio pezzo di “eternità” ed è da allora che io ho incominciato a scrivere le mie prime poesie e le mie prime storie, i miei primi racconti e, parallelamente, ho fatto le mie prime importanti letture. Quanto al “perché si scrive” posso dire che per me scrivere, come leggere, è una seconda natura: non farlo mi fa stare male. Scrivere è un’esigenza praticamente fisiologica, ma più dello stesso mangiare: spesso mi capita di saltare la cena per completare la scrittura di una mia opera. Se non potessi leggere e/o scrivere morirei. Del resto, l’ho scritto anche in una mia poesia che: il giorno più / perduto e vano / è quello in cui / la mano non ha / steso neppure un / verso da consegnare / all’universo. Certo, per me la scrittura costituisce non solo qualcosa di consolatorio ma soprattutto un’alternativa e una contestazione continua della realtà e del mondo così come sono adesso (ed entrambi non piacciono). Negli ultimi 25 anni ho scritto tanto e anche pubblicato molto: due romanzi, due racconti lunghi, un saggio letterario su profili di scrittori del Novecento, quattro sillogi poetiche, tanti racconti ancora inediti ma premiati in tutta Italia e, infine, il commento all’Inferno della Commedia di Dante. Ma nel cassetto c’è tanto altro materiale che attende di vedere la luce.

4 – Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Certamente, il bisogno di comunicare con gli altri è primario: che cosa ne faremmo di un nostro scritto che venisse letto soltanto da noi? Il mestiere dello scrittore è un mestiere particolare: si fa in solitudine, dentro una stanza ma è per gli altri che scriviamo, è agli altri che vogliamo consegnare il nostro messaggio come dentro una bottiglia, sperando che la bottiglia venga aperta da più di uno. Essere autoreferenziale è il peggior difetto che uno scrittore possa avere. Nella mia poesia edita Il poeta è ormai un clandestino, concludo dicendo che sono gli altri l’oggetto del canto di un poeta. È per gli altri che scriviamo e non soltanto per i contemporanei ma soprattutto per i posteri. Il vero scrittore cerca di parlare prima di tutto ai posteri, deve avere come massima aspirazione quella di durare nel tempo, quella cioè di essere un classico che avrà sempre qualcosa da dire e da dare a chi lo legge. Io credo nella forza della parola scritta, della parola letteraria. Si pensi a cosa sono la Bibbia e la Divina Commedia: due progetti di salvezza fondati sulla potenza della parola, della parola capace di persuadere, di essere illuminante, capace di indurre alla conversione e, insomma, di fare da guida durante la nostra vita. Una frase potente è capace di sollevare il mondo! Potenza della parola, potenza del pensiero!

Con la letteratura, con la poesia si può fare anche politica, si può rendere un servizio alla polis, alla cittadinanza. Diceva il grande Alberto Moravia: Impegno controvoglia, perchè l’impegno artistico è l’impegno più politico che possa darsi un artista. Aveva perfettamente ragione. La cultura e la letteratura sono armi formidabili e fanno solo del bene e nessun male: la parola scritta resta nel tempo e la letteratura deve avere il compito di stabilire la verità e fare da tribunale morale, sia per quanto riguarda il caso di un grande personaggio della Storia che per quanto concerne la storia di una qualsiasi semplice persona. La letteratura dev’essere Verità, Giustizia, Bene contro il Male, Libertà, Bellezza contro tutte le brutture e il negativo del mondo e della realtà.

5 – Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

Sono convinto che ogni scrittore ha dei debiti nei confronti di quelli che lo hanno preceduto.  Ogni scrittore ha i suoi modelli sia per quanto concerne la visione del mondo che per quanto riguarda lo stile, il modo di scrivere. Poi, però, lo scrittore autentico si crea un suo stile, un particolare modo di scrivere che lo contraddistingue e lo rende originale e riconoscibile, identificabile. Per me sono stati e sono fondamentali Dante, Petrarca, Machiavelli, Shakespeare, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pirandello, Svevo, Moravia, Pasolini, Hemingway.  Per es., Hemingway mi ha insegnato soprattutto ad essere incisivo ed essenziale dove occorre esserlo, ad evitare i paroloni e la retorica, lo stile eccessivamente formale, gonfio che poi non ha nulla di concreto da dire e da raccontare. A me piace la poesia e la letteratura di contenuto e non di sole parole che non dicono nulla.

6 – Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

La poesia, la letteratura sono particolari forme di comunicazione di massa attraverso le quali un autore cerca di comunicare con un pubblico il più vasto possibile. Certamente, la poesia è il genere letterario più penalizzato, quello meno letto, quello con un pubblico ristretto di lettori. Eppure, ci sarebbe tanto bisogno di poesia in un mondo così impoetico e prosaico!… Già Hegel aveva decretato la morte della poesia in un mondo e in una realtà che apparivano sempre più prosaiche, banali, poco propense a concedere spazio al sogno, alla fantasia, all’immaginazione, all’incanto, alla fantasticheria… Ma il poeta non è un “sognatore”, un cantore del solo chiaro di luna e ha dimostrato, negli ultimi due secoli che, nonostante tutto, essa non è morta, che può raccontare la realtà e anche contestarla e che, quindi, il poeta non sta tra le nuvole, non è un sognatore fine a se stesso ma che la sua parola può essere un grido, un urlo contro il Male del mondo, contro le cose che non vanno, contro un mondo alla rovescia che andrebbe rifatto e reinventato. La poesia non dà utili, non dà pane ma è utile e continuerà ad esserlo fino alla fine dei tempi; e il poeta, quello vero, anche senza più la corona di alloro sulla testa, avrà sempre qualcosa da dire e da urlare e, quindi, con i suoi messaggi in bottiglia da lanciare, che potranno sempre essere raccolti e scoperti da coloro che verranno.

Credo che la poesia abbia un suo particolare linguaggio e modalità espressiva che sono ben lungi da quelli che vediamo e leggiamo sui social network. Questo, però, non vuol dire che il poeta non possa o non debba adeguare il suo linguaggio alle novità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa o non fare uso di certi vocaboli o espressioni proprie di quei mezzi. Io stesso mi sono adeguato e ho utilizzato alcune espressioni in voga, ma senza mai sottomettere la parola poetica al facile linguaggio da social: la poesia, la parola poetica deve sempre distinguersi per la sua altezza, per la sua peculiarità e per i suoi elevati messaggi che solo essa può racchiudere in sé e lanciare nel mondo per l’oggi e per il domani. Perché la parola poetica, letteraria deve resistere: sia nel senso di opposizione e di contestazione nei confronti della spiacevole realtà che nel senso della durata: resistere nei secoli, nei millenni.

7- Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?

Oggi più che mai essere un poeta è un atto di fede e di resilienza; ci vuole  tanta umiltà, molto coraggio e molta capacità di resistenza in un mondo globalizzato che sembra fagocitare tutto. Tutto questo, sempre nella consapevolezza che i poeti non scrivono sulla sabbia (come recita una mia poesia che dà il titolo all’ultima mia silloge) ma scrivono per lanciare messaggi che durino per sempre, che sfidano l’usura del tempo. Insomma, il poeta deve continuare a fare, a creare poesia nonostante tutto, non deve demordere e, invece, deve pensare che la parola manterrà sempre la sua forza, la sua capacità di scuotere la Terra e di tenere testa al male che, purtroppo, ancora prevale e domina su quella che Dante chiamava l’aiuola che ci fa tanto feroci.

8-  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

In genere, i miei libri si contraddistinguono per gli alti messaggi e i grandi contenuti che racchiudono. Nella fattispecie, una raccolta poetica scritta e pubblicata in piena pandemia merita l’attenzione del lettore, in quanto essa vuol essere un documento, la fotografia di stati d’animo, sensazioni, emozioni, sentimenti, ecc. che l’io narrante poetico, espressione del mondo interiore e della visione dell’autore, ha vissuto e raccontato in presa diretta: una narrazione, una cronaca poetica che immortala un particolare momento che non è solo individuale, soggettivo ma globale, addirittura universale.

Quanto ai punti fondamentali che, a mio avviso, dovrebbero restare maggiormente impressi nella mente e nel cuore del lettore, il principale è quello proprio della forza e della vitalità della parola poetica, letteraria capace di lottare e di combattere tenacemente contro il Male del mondo che, nella fattispecie, si è presentato sotto forma di uno sconosciuto, misterioso e micidiale virus, un esserino di proporzioni minuscolissime ma in grado di annientare milioni di persone e soprattutto in grado di assassinare la nostra capacità di reagire, la nostra volontà di resistere e di opporci, fino a ridurci all’inerzia e alla passività più assoluta. Ma, come diceva Hemingway, un uomo può essere ucciso ma non sconfitto. L’uomo, nelle vesti del poeta, deve mostrare al virus che la sua parola e il suo pensiero, ovvero il (suo) logos è superiore a lui e che, come diceva Pascal, l’uomo è la più debole delle canne ma è una canna che pensa. Questa canna pensante deve dimostrare di essere più forte del virus che ci vorrebbe dare una morte lenta, che vorrebbe annientarci lentamente, giorno dopo giorno, lui ormai sovrano assoluto e nuovo spettro che si aggira per il mondo.

Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui  generis: qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista o la cosa  che mai nessuno le chiede?

Questa: Se le offrissero tanto denaro in cambio dei suoi ottomila e passa libri e l’archivio di giornali e riviste in suo possesso lei accetterebbe? Risposta: No, preferisco i miei libri e il mio archivio: sono loro la mia ricchezza!

Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.

Riallacciandomi a quello che ho appena detto, mi piacerebbe far sapere a chi mi farà l’onore di leggere questa intervista che da quando ero un quindicenne e, quindi alle scuole superiori, preferivo comprare un libro o almeno due giornali invece di spendere i pochi soldi per la colazione. Poi ritornavo a casa con una fame terribile… Ai libri e alla letteratura avrei sacrificato anche la mia stessa vita. Il percorso è stato fin qui duro, tutto in salita e con le mie sole forze. Per arrivare ad essere riconosciuto a livello nazionale e nel 2010 inserito nell’albo degli scrittori italiani mi è costato molto lavoro, tanta dedizione e tantissime rinunce. Ma ne è valsa la pena: era quello che ho sempre desiderato nella mia vita e che finalmente si avverava!

Il mio amore per i libri e per la letteratura è stato sempre smisurato e non mi sono mai pentito, anzi. Perchè la cultura è la cosa più importante della vita e un uomo senza cultura è come un morto che cammina. La cultura ci aiuta a comprendere meglio cose, uomini e situazioni. La cultura è come una lente d’ingrandimento, è come una grande e meravigliosa finestra sul mondo. La cultura è il Grande Albero sul quale riusciamo a salire e a guardare il mondo dall’alto solo grazie a tanta passione, dedizione, a tanti sacrifici e rinunce inenarrabili e incredibili. Essa ci consente un superiore punto di vista sul mondo ed è solo grazie a lei che riusciamo meglio a comprenderlo e a dominarlo. La cultura ti apre le porte e un uomo colto è sempre più tenuto in conto di uno ignorante. E il mondo di oggi, la società postmoderna in cui viviamo tende – più d’ogni altra precedente – a relegare chi non è, chi non ha e chi non sa ai margini della vita.

La cultura ci fa sentire leggeri, ci alleggerisce il fardello della vita, ci consente la sospensione del dolore e ci toglie la paura della morte facendoci vivere in una dimensione extratemporale, pur restando in questo mondo, in mezzo a tante vite e a tante storie. La cultura è l’unica cosa che ci consente uno sguardo quasi divino sulle miserie di questo mondo. Ci consente di vivere il tempo fuori dal tempo facendo della nostra esistenza qualcosa di veramente grande e unico nell’universo. Perché l’uomo non è grande quando vive il tempo secondo gli orologi e i calendari, ma quando lo vive nella sua coscienza, nel suo mondo interiore. E ciò si realizza con la cultura, con la letteratura, con l’arte. Non c’è ricchezza più grande della cultura e dovremmo sempre sognare che questa ricchezza un giorno sia di tutti, perchè la cultura è tutto e una vita dedicata alla cultura – anche se brevissima – è, in fondo, più lunga di una di cento anni trascorsa senza aver mai aperto un libro. Un uomo colto, anche senza un soldo, è un uomo ricco, ma un uomo ignorante, anche con i miliardi, è un pezzente.

La letteratura è una forma particolare di conoscenza del mondo, della realtà e di se stessi, una maniera speciale di scavare nelle profondità, negli abissi dell’animo umano per scoprire e rivelare. La letteratura è terapeutica e liberatoria, un rimedio ai mali umani. Essa ci alleggerisce la vita, ci rende meno penoso il male di vivere… e anche quello di morire… La letteratura ci consente scappatoie, ci offre un’alternativa di vita, ci fa viaggiare al di là delle colonne d’Ercole, oltre i confini dell’universo. Siamo nel mondo, eppure essa ci consente di fuggire dal mondo…. La letteratura è vita e sogno, impegno ed evasione, realtà e utopia, incanto e disincanto. La letteratura può essere reazionaria e rivoluzionaria, può essere conservatrice e può cambiare la vita e  il mondo. La letteratura è bellezza, verità, giustizia; è l’ineffabile, è il sublime in contrapposizione all’assurdo e all’immondo; ci consente di uscire dalla banalità quotidiana, dalla prosa bassa e mediocre della vita di ogni giorno e ci fa vivere in una dimensione poetica dentro un mondo orribilmente impoetico. Ci consente quella che si può chiamare la quinta dimensione.

La letteratura è anche una straordinaria forma di resistenza, di argine al male, alla violenza della Storia,  alle offese del mondo e alla cattiveria e stupidità dell’uomo. Ecco: la letteratura è resistenza: la parola scritta, in prosa o in versi, impressa sul foglio bianco, consente di resistere, di contestare, di opporsi, di scuotere la terra.

Attraverso la letteratura, infine, riusciamo ad allontanarci dal giorno che passa e possiamo salire sulla navicella del nostro ingegno, dove alzeremo le vele per correre migliori acque.

 

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.

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